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Lavoro

RIPRESA E LAVORO/ Il “sogno” che spiega perché l’Italia è bloccata

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Allora d’accordo, in fondo un giudice al tavolo non fa male a nessuno, sibila uno sconsolato Renzi. Sì, ma perché si è voluto escludere il coordinamento dei Rettori delle Università? Perché ancora una volta si escludono i rappresentanti delle Istituzioni cui è demandata la ricerca? In fondo, argomenterebbero, l’Italia è il Paese culla della cultura mondiale, colei che custodisce il 30% delle ricchezze culturali del mondo intero, che si permette di conservare in cantina qualche milione di opere d’arte: e poco importa se ciò avviene perché in fondo sono di minore interesse, o perché chi è chiamato a valorizzarle non mostra verso di esse nessun interesse! Come lasciar fuori dunque dal tavolo chi fa ricerca e dovrebbe trasferire le innovazioni e le invenzioni dalle aule e dai laboratori verso le fabbriche e le manifatture? Impossibile.

Intesi: ci saranno anche loro attorno a quello che prima era un tavolo e ora sta lievitando fino a divenire una tribuna. Dopo di che all’appello dovrebbero mancare solo gli architetti (ambiente, turismo, innovazione ed edilizia), gli ingegneri (competenti in tutto e su tutto), i notai (per continuare a garantirsi un’area di sicuro guadagno, e poi la crisi ha colpito anche loro, e i ricchi piangono come i poveri!), gli avvocati (no, questi sono già compresi tra i politici), i geologi (l’Italia è un Paese a rischio sismico).

Ecco immaginiamo questo tavolo, che deve decidere come intervenire per rilanciare l’industria e il sistema manifatturiero. Immaginiamolo convocato (in uno stadio presumibilmente vista la mole dei componenti), immaginiamo il discorso di un Renzi esaltato come sempre dalla folla, il quale sente però che qualcosa si è rotto, che è fallita la sua idea di far da solo, di semplificare, di ridurre tutto all’essenziale. Cosa potrà mai dire il nostro Premier? Quali temi potrà mai affrontare questo Tavolo?

Per fortuna il sogno continua, e così possiamo venirlo a sapere. Primo argomento, il costo dell’energia: stoccare in magazzini grandi quantità di gas, diversificare le fonti di approvvigionamento, intervenire sulle reti di distribuzione, razionalizzare i costi, tagliare le accise, e infine, ma sì, tocchiamo anche l’ultimo tabù, dare il via a centrali nucleari? Ecco tutto il dibattito si concentrerebbe su questo argomento, per il quale peraltro, ci sarebbe un referendum da bypassare, ma, escluso quello, i comuni si dichiarerebbero d’accordo, a condizione però che gli interventi si facessero ad almeno 50 chilometri da ogni comune italiano, senza deroghe; i geologi ne sosterrebbero la fattibilità, ma solo dopo che essi abbiano tracciato una mappa sismica di tutta l’Italia. I notai sull’argomento tacerebbero, mentre parlerebbero gli architetti e gli ingegneri divisi tra chi è d’accordo (quelli che avrebbero il lavoro) e i contrari (quelli che vivono costruendo case a impatto zero in zone per straricchi).


COMMENTI
02/08/2016 - Incubo più che sogno (Michele Ballarini)

L'Italia, ripetono i nostri "menestrelli" di Governo, è ripartita. Per dove, non si sa. L'occupazione pare cresciuta, dicono. Se poi si va a vedere, sono aumentati i lavoratori autonomi, ergo molti che cesseranno/chiuderanno l'attività nel giro di un anno o forse meno (il 75% delle imprese "start up", tra l'altro, cessa l'attività nel primo anno...). Ma i nostri beoti avanzano imperterriti verso il nulla. Le uniche misure capaci di rilanciare l'Italia sarebbero la diminuzione della tassazione per lavoratori/cittadini e imprese, e la riduzione dell'età pensionabile. Incentivare continuamente le imprese con fondi e agevolazioni di diversa natura, infatti, a nulla serve se le imprese NON HANNO MERCATO. Finchè ciò non verrà compreso, la crisi, che non per nulla attanaglia l'intera Europa, soprattutto dove le politiche di rigore sono state attuate (guarda caso non in Germania),non avrà fine.