BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIPRESA E LAVORO/ Il “sogno” che spiega perché l’Italia è bloccata

Può l’Italia ripartire e creare occupazione? Bisognerebbe chiedersi se il Governo sarebbe in grado di convocare un tavolo sul tema. GERARDO LARGHI prova a immaginare cosa accadrebbe

Lapresse Lapresse

L’estate è la stagione più bella per gli appassionati di calcio. Quella in cui ognuno può immaginare che la sua squadra, dalla Juventus al Cosenza, potrà vincere lo scudetto. È inoltre, cosa che ci sta ben più a cuore, la stagione dello shakespeariano “Sogno di una notte di mezza estate”. Infine, per passare dai massimi ai minimi sistemi, l’estate è anche la stagione buona per chi, più modestamente, si occupa di lavoro ed economia e desidera sognare, per chi pensa che nulla sia più vero del sogno (citazione di un brutto verso di Roberto Vecchioni). Ci proviamo anche noi, che pur siamo piuttosto dei realisti alla Sancho Panza (citazione questa invece da Francesco Guccini), a sognare e a immaginare una stagione delle riforme.

Non ci limiteremo però a vagheggiare un Governo che decida di lavorare sulla riforma delle pensioni o sulla riforma del Pubblico impiego, perché in fondo questo, con tempi biblici e proposte arcaiche o arcadiche a secondo dei punti di vista, sta già succedendo. No, proviamo a sognare un Governo che decida invece di riformare l’economia privata, l’industria manifatturiera.

Ecco, il primo problema che, nel sogno ovviamente, ci si porrebbe, sarebbe quello relativo alla composizione di un eventuale tavolo: certo Renzino nostro tende a far da solo. ma da quando i ribelli piddini l’hanno tirato nella palude si sta adattando anche a far finta di ascoltare gli altri. Dunque: chi siederebbe attorno al tavolo? Sindacati e Associazioni imprenditoriali, of course. Ma come lasciar fuori le banche? In fondo sono loro che hanno i soldi e l’Europa ci ha anche recentemente fatto il favore di far finta di credere che stiamo tutti bene. Allora, riassumendo, per adesso siamo a tre.

Beh, ma i trasporti pubblici, il sistema delle interconnessioni, gli scambi ferro-gomma, i passanti ferroviari e autostradali, da chi dipendono? Dal Governo certo, ma anche dalle Regioni e dai Comuni: senza il loro consenso, senza l’apporto fattivo di chi deve firmare il permesso di costruzione di una curva, di completamento di un viadotto, di allargamento di una provinciale, dove vogliamo andare? Non si riuscirà mai ad abbassare i costi di trasporto delle merci, a incidere su questa quota del prezzo dei beni. Allora siamo d’accordo: al tavolo vanno invitate anche le Regioni, le Provincie (ma queste solo fino al referendum, sospira nel nostro sogno il Premier) e i Comuni.

Basta così, sussurra sconsolato nel nostro subconscio, un Renzi stranamente pallido e intimorito. Eh no che non basta. Vogliamo lasciar fuori l’Anm? E che ci azzeccano le toghe e il sindacato dei giudici?, tuona la ben nota voce baritonale del recente consulente di Maroni in tema di Pedemontana, al secolo Antonio Di Pietro. Presto detto, ribatte l’ermellino che sta avvolto al collo dei supremi magistrati: se noi non diamo il nostro assenso alla riforma della giustizia civile, col cavolo che i debitori pagheranno e i creditori saranno soddisfatti in tempo per non fallire.

Non si può davvero dire che abbiano torto, considerato che oggi in Italia è difficile farsi pagare dallo Stato, ma riscuotere un credito da un privato sta diventando un’impresa per la quale servono qualità in possesso di poche persone e tutte ben fisicate. Anche se, a dire il vero, ci sarebbe una soluzione alternativa, ma con la quale si rischierebbe di finire nel mirino della magistratura antimafia…


COMMENTI
02/08/2016 - Incubo più che sogno (Michele Ballarini)

L'Italia, ripetono i nostri "menestrelli" di Governo, è ripartita. Per dove, non si sa. L'occupazione pare cresciuta, dicono. Se poi si va a vedere, sono aumentati i lavoratori autonomi, ergo molti che cesseranno/chiuderanno l'attività nel giro di un anno o forse meno (il 75% delle imprese "start up", tra l'altro, cessa l'attività nel primo anno...). Ma i nostri beoti avanzano imperterriti verso il nulla. Le uniche misure capaci di rilanciare l'Italia sarebbero la diminuzione della tassazione per lavoratori/cittadini e imprese, e la riduzione dell'età pensionabile. Incentivare continuamente le imprese con fondi e agevolazioni di diversa natura, infatti, a nulla serve se le imprese NON HANNO MERCATO. Finchè ciò non verrà compreso, la crisi, che non per nulla attanaglia l'intera Europa, soprattutto dove le politiche di rigore sono state attuate (guarda caso non in Germania),non avrà fine.