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IL CASO/ Pil e occupazione, c'è chi prova la "svolta"

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Su questa base si è giunti a un accordo generale fra Confindustria, da un lato, e Cgil, Cisl e Uil dall'altro che ha aperto una nuova stagione per i contratti. L'accordo è particolarmente importante perché tiene conto del peculiare tessuto produttivo italiano caratterizzato da molte piccole imprese. Per questo, oltre a indicare una piattaforma adottabile a livello aziendale per la contrattazione di secondo livello, ha predisposto accordi tipo per il livello territoriale che possono essere adottati dalle piccole imprese anche dove le rappresentanze sindacali sono deboli o inesistenti. Le componenti più innovative sia delle rappresentanze industriali che di quelle sindacali potranno così sviluppare le intuizioni avute negli anni passati e finora considerate minoritarie. 

Si apre una fase nuova caratterizzata da cambiamenti culturali di fondo che ci auguriamo possano portare a un riposizionamento complessivo del ruolo giocato dalle rappresentanze economiche nell'impegno comune per l'uscita dalla crisi. Si afferma un principio basato sulla comune aspirazione a produrre di più per poter avere più risorse per sanare le disparità sociali approfonditesi negli ultimi anni. L'impegno comune è per battere vecchie e nuove povertà e rimettere in moto una nuova mobilità sociale.

Come sempre nelle crisi si è palesata la vecchia teoria che le risorse sono finite e non resta quindi che suddividere ciò che c'è. Dietro questa impostazione ideologica vi è l'accettazione dello status quo, l'accettazione di un mondo dove innovazione e cambiamento non possono divenire fonte di mutamento sociale capace di estendere l'inclusione. I nuovi accordi siglati dai rappresentanti sindacali e industriali indicano un'altra strada fatta di impegno e responsabilità per poter disegnare un futuro migliore, più equo e inclusivo per tutti.

Vedremo nei prossimi mesi i frutti economici che saremo in grado di realizzare. Per ora salutiamo positivamente una svolta che era attesa da tempo.

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