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Lavoro

IL CASO/ Quelle 6 ore per far crescere i posti di lavoro

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È una strada da non sottovalutare, consideriamo anche che Jeremy Corbin, leader del Partito laburista inglese, la sta spingendo nel Regno Unito. L’ipotesi non sarà ignorata, tant’è che in Europa da tempo alcuni think tank e fondazioni - tra cui Think-in - che hanno messo a tema il futuro del lavoro non escludono che, in un momento di fortissima disoccupazione e difficile crescita, il lavoro vada “distribuito”: la riduzione dell’orario di lavoro è chiaramente un viatico per la sua distribuzione. Chi scrive, pensa che non può essere lo Stato a ridurre l’orario lavorativo per legge, ma certamente lo Stato può incentivare comportamenti virtuosi. Insieme alla qualità della vita, potrebbero quindi crescere produttività, occupazione e, quindi, anche il mercato e i consumi.

Aveva ragione Mahbub ul Haq - economista pakistano e pioniere della teoria dello sviluppo umano - quando nel 1971 disse alle Nazioni Unite: ci hanno insegnato a preoccuparci del nostro Pil perché quest’ultimo si sarebbe preso cura della povertà; dobbiamo rovesciare quest’impostazione e preoccuparci della povertà, perché essa si prenderà cura del Pil. Gli economisti di oggi farebbero bene a rileggerselo.

 

Twitter @sabella_thinkin

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