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CONSIGLI NON RICHIESTI/ Gli interventi per "completare" il Jobs Act

Giuliano Poletti (Lapresse) Giuliano Poletti (Lapresse)

Per garantire una maggiore competitività nel sistema produttivo italiano si possono ipotizzare - per contratti di lavoro già esistenti - clausole di flexsecurity, che, entro determinati limiti stabiliti dalla legge, consentano al datore di lavoro di mutare unilateralmente l'orario di lavoro, le mansioni, la retribuzione, ecc. La clausola di flessicurezza avrebbe come scambio l'assunzione a tempo indeterminato del lavoratore e potrebbe essere utilizzata solo in presenza di specifiche esigenze produttive, organizzative e/o tecniche da comunicarsi al lavoratore. Tale clausola, inoltre, dovrebbe prevedere un termine di preavviso e, comunque, non potrebbe essere utilizzata con specifici soggetti "deboli", quali, ad esempio, lavoratrici madri e disabili.

Altra considerazione su quella che dovrebbe essere una riforma strutturale è rivolta alla valorizzazione dellameritocrazia retributiva e della contrattazione aziendale. Da una parte, la valorizzazione del ruolo della meritocrazia dovrebbe essere posta come parametro fondamentale per la crescita del lavoratore, prevedendo la possibilità di aumentare i salari mediante l'adozione di sistemi incentivanti su base "meritocratica" che tengano conto del raggiungimento di specifici obbiettivi di efficienza e produttività, con riconoscimento di una quota fissa di retribuzione e di una variabile. Dall'altra parte, invece, il ruolo della contrattazione aziendale dovrebbe essere valorizzato quale leva strategica per: far crescere la produttività e i salari, mediante l'adozione di modelli flessibili volti a favorire nuova occupazione; aumentare le forme di conciliazione e di welfare aziendali; spingere la flessibilità in uscita attraverso l'adozione di modelli innovativi per la ricollocazione di lavoratori in fase di espulsione dal mercato del lavoro per effetto di processi di riorganizzazione produttiva o di crisi aziendali (o territoriali), da realizzare attraverso il concorso responsabile e partecipato dell'impresa, delle organizzazioni di rappresentanza sindacale e datoriali e degli organismi bilaterali.

È ormai incontestabile come sia importante, per favorire il tasso di crescita e l'occupazione, colmare il gap scuola-lavoro. Nella situazione attuale i giovani risultano essere svantaggiati dalle condizioni del mercato del lavoro e la difficoltà a reperire un lavoro colpisce direttamente anche i laureati. È auspicabile intervenire incrementando e valorizzando le sinergie tra le imprese e il sistema di istruzione-formazione attraverso appositi percorsi di orientamento che sappiano indirizzare i giovani verso facoltà che assicurino impieghi in base alle esigenze di mercato. Tutto questo sostenendo il valore formativo del lavoro e, conseguentemente, di progetti di alternanza scuola-lavoro come metodologia fondamentale nell'ambito dei percorsi di istruzione e formazione

Si richiede al legislatore di intervenire, poi, con politiche attive e servizi per il lavoro attraverso la promozione di interventi finalizzati al reimpiego dei lavoratori anche mediante servizi di riqualificazione mirati e di concentrare le risorse su interventi concreti di supporto alla ricollocazione esterna del personale in esubero.