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Lavoro

CONSIGLI NON RICHIESTI/ Gli interventi per "completare" il Jobs Act

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Nell'ordinamento italiano bisognerebbe prevedere una disciplina generale e unitaria sulla partecipazione finanziaria dei lavoratori; considerando anche gli orientamenti comunitari in questo senso, occorrerebbe incentivare interventi normativi volti alla promozione di questa pratica. Il legislatore dovrebbe limitarsi a prevedere norme e istituti generali a cui attenersi nell'adozione di una forma partecipativa (in ogni caso facoltativa), rispettando così quelle che sono le peculiarità delle singole aziende.

Sulla scorta di quanto previsto dalla programmazione comunitaria, è opportuno prevedere un ponte generazionale accompagnato dall'incentivazione di forme di previdenza complementare. Per ponte generazionale si intende, sostanzialmente, forme di collegamento tra i processi di assunzione dei giovani e il sostegno all'invecchiamento attivo, sviluppando strumenti di sostegno che prevedano, a fronte dell'assunzione di giovani, incentivazioni a beneficio dei lavoratori anziani della medesima azienda.

Una particolare attenzione dovrà essere posta all'area del disagio. In tal senso, per essere calibrata al bisogno, l'offerta di servizi dovrà configurarsi come una vera e propria presa in carico per accompagnare, con una certa continuità nel tempo, il cittadino che si trova in una qualsiasi situazione di svantaggio, nel suo percorso verso l'obiettivo di trovare la giusta combinazione fra potenzialità e condizioni della persona e sistema sociale e produttivo. Questo potrà essere raggiunto incentivando la previdenza complementare, favorendo tramite i contratti collettivi di lavoro l'adesione generalizzata dei lavoratori ai fondi pensione. Sempre nell'ambito riguardante l'area del disagio, una particolare attenzione deve essere rivolta al cittadino che si trova in una qualsiasi situazione di svantaggio; di conseguenza bisognerà intervenire e revisionare le attuali misure di contrasto alla povertà con determinazione di criteri e parametri attraverso i quali individuare i soggetti che effettivamente potranno usufruire delle misure di sostegno del reddito e dei servizi sociali attivi.

Al fine di rendere maggiormente flessibile la gestione delle crisi aziendali, sulla scorta di alcuni modelli europei, come ad esempio la Spagna, si potrebbe prevedere una maggiore flessibilità in uscita mediante l'introduzione di una tipologia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo al ricorrere di mancanze del lavoratore spesso oggetto di strumentalizzazioni e abusi (per esempio assenteismo ingiustificato, scarso rendimento).

Interventi diretti alla gestione delle crisi occupazionali e/o aziendali devono riguardare politiche passive e la previsione di ammortizzatori sociali anche a livello europeo. Si punterà sull'utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende per le effettive necessità anti-cicliche, sulla linea dei criteri che dovranno essere definiti e si dovrà incrementare e agevolare una sinergia fra erogazione dei sussidi e partecipazione attiva alle politiche attive da parte dei lavoratori beneficiari.

In tema di flessibilità in ingresso si intende favorire il ricorso a forme di assunzioni particolarmente "agili" per le aziende (soprattutto Pmi) che procedano alla stipula di contratti di lavoro con lavoratori "over 50". Al fine di garantire una maggiore facilità di reperimento dell'occupazione si dovrà favorire l'introduzione di "clausole di flessicurezza" che attribuiscano al datore di lavoro la facoltà (regolamentata) di introdurre deroghe e flessibilità specifiche sul e durante il rapporto di lavoro. Ciò in cambio dell'assunzione del lavoratore "over 50" con un contratto a tempo indeterminato. In tal modo si favorirebbe il ricambio tra generazioni nell'ambito delle imprese.

Infine, si ritengono necessari interventi diretti a riordinare la normativa fiscale per favorire la deducibilità da parte dell'azienda datrice di lavoro della formazione espletata dagli "over 50" e per consentire il pagamento di forme di contribuzione volontaria per tali lavoratori espulsi dal ciclo produttivo in aggiunta alla contribuzione figurativa.

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