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Lavoro

CONSIGLI NON RICHIESTI/ Gli interventi per "completare" il Jobs Act

La situazione attuale del mercato del lavoro italiano, spiega GABRIELE FAVA, richiede degli interventi che vadano oltre le novità introdotte recentemente con il Jobs Act

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Nonostante le novità degli interventi legislativi introdotte dal Jobs Act, la situazione attuale del mercato del lavoro italiano è dominata da elementi di criticità eterogenei che, da un lato, impediscono di superare la crisi occupazionale ormai diventata patologica in tutti i settori e, dall'altro, favoriscono, alimentandola, la perdita di competitività del sistema produttivo italiano. Non può essere più ignorata la necessità di accrescere la competitività del nostro Paese - come più volte ribadito e sottolineato dai pronunciamenti della Bce, della Commissione europea e del Fmi - e di intervenire attivamente per favorirne la riduzione del costo lavoro, la produttività, il tasso di crescita e l'occupazione; soprattutto ormai che il mercato del lavoro è ed è sempre più rivolto alla globalizzazione.

A tal proposito uno studio del 2015 (Labour Cost Index 2015) condotto da Verisk Maplecroft - società leader mondiale nell'analisi dei rischi per gli investitori - ha classificato l'Italia come il Paese "più rischioso" per il costo del lavoro tra i 172 elencati nel ranking: pesano la valutazione combinata di costi salariali, rapporto tra stipendio e produttività e oneri vari per le aziende che assumono.

Si pensi soltanto che nel periodo tra il 2005 e il 2013 il cuneo fiscale sui lavoratori a bassa retribuzione è aumentato in Italia dal 42,5% al 44,9%; mentre secondo lo studio "Taxing Wages" del 2016 dell'Ocse, in Italia il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti è arrivato al 49% e allontanandosi ancor più della media Ocse (35,9%). Sulla base di un report prodotto dall'Ocse del 2015, il nostro Paese registra contributi previdenziali (circa il 33%) tra i più elevati al mondo, il settimo su scala mondiale. Il tasso di disoccupazione generale per il 2016 è del 11,9%, nell'ambito del quale il dato giovanile (dai 15 ai 24 anni) è aumentato dello 0,7% rispetto al dicembre 2015.

Non è ipotizzabile competere a livello globale senza intervenire per rendere il costo del lavoro uniforme e concorrenziale in ambito europeo (flat rate). In Italia gli oneri a carico del datore di lavoro sono molto elevati e superiori alla media europea, con un notevole svantaggio per le imprese: negli ultimi 15 anni il costo del lavoro in Italia è aumentato del 30% rispetto alla Germania. È necessario, quindi, rendere maggiormente competitivi a livello europeo i costi da sostenere per avviare un'attività imprenditoriale.

Un ulteriore intervento di riforma dovrebbe essere volto alla semplificazione burocratica e alla digitalizzazione. In particolare, si dovrebbero ridurre, razionalizzare e digitalizzare le attività e gli adempimenti burocratici connessi alla gestione amministrativa del rapporto del lavoro che incidono sul costo del lavoro in termini di tempo, efficienza e risorse dedicate. Sempre nell'ottica della semplificazione e razionalizzazione sarebbe opportuna la creazione di un Testo unico del lavoro: la stratificazione normativa, infatti, non facilita la comprensione legislativa e ostacola fin dal nascere qualsiasi iniziativa volta ad accrescere l'occupazione. Sarebbe, dunque, auspicabile un intervento volto a sfoltire le numerose leggi, decreti, circolari, interpelli che regolano la materia del lavoro e costruire un corpus normativo unitario chiaro, preciso, coerente sotto forma di Testo unico, in modo da poter essere accessibile a tutti gli interessati, ma, soprattutto, di facile interpretazione.