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Lavoro

LAVORO / Colli-Lanzi: "Politiche attive banco di prova per la ripresa: le agenzie pronte a raccogliere una sfida-Paese"

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Sperimentare le politiche attive significa quindi ripensare tour court il lavoro, le vie d'accesso, il suo ciclo di vita sostenibile?

Certamente. Io mi trovo a chiedere spesso, soprattutto in Italia in questi anni: ma davvero manca il lavoro? Oppure manca la volontà e la capacità di ripartire dai bisogni e della competenze? Ho l'impressione il dibattito sul lavoro sia fermo alla spartizione di una torta di salari, per di più sempre più piccola. Invece Frey e Osborne, l'anno scorso, hanno previsto che nei prossimi 10 anni il 47% dei "jobs" sarà a rischio sostituzione per ragioni tecnologiche. Il punto non è ritrovare un lavoro per alcuni: il problema dell'employability  oggi è capire come offrire ai giovani education e orientamento e ai meno giovani sentieri di adattamento periodico. Realizzare lo politiche attive in Italia vuol dire scuotere tutti gli attori del mercato del lavoro. Anche noi agenzie del lavoro: il bacino Naspi è dell'ordine delle molte centinaia di migliaia. Noi auspichiamo e prevediamo che siano decine di migliaia coloro che vorranno imboccare l'opportunità del ricollocamento e questo metterà alla prova anche noi intermediari. Dovremo aumentare la nostra capacità di aggiungere valore anzitutto in termini di formazione: nessun potenziale impiego può essere trascurato, nessuna competenza personale e professionale può essere sprecata. La capacità di specializzare, ad esempio, sarà sicuramente un terreno di verifica forte per le agenzie.

 

Le politiche attive segnano il ritorno tendenziale dell'azione statale nello stimolo al mercato del lavoro, da tempo competenza delle Regioni.  Sono maggiori le opportunità o i rischi?

 Il lavoro è forse la priorità strategica dell'agenda italiana: sviluppare in tutti i suoi filoni una grande riforma come il Jobs Act è una responsabilità per tutte le forze istituzionali ed economiche del Paese. In questi anni molte Regioni hanno sperimentato loro politiche del lavoro: ma non tutte per davvero. E le differenti ricette applicate hanno dato ovviamente esiti diversi. Ecco, io sono convinto che le politiche attive nazionali possano sollecitare quelle Regioni che ancora non si sono realmente misurate sul terreno e spingere quelle più avanzate a confrontare i rispettivi modelli e selezionare le pratiche migliori.

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