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SPILLO PA/ Le 12 "incoerenze" della riforma dei dirigenti pubblici

Marianna Madia (Lapresse) Marianna Madia (Lapresse)

9- Dirigente valutato negativamente "tutelato" come gli altri. S'è detto sopra che la riforma, pur rappresentata come sistema di incremento dell'efficienza dei dirigenti fondato sul merito, concretamente non consente di dare rilievo alcuno alla valorizzazione della capacità attestata dalle valutazioni. Ne è dimostrazione la disciplina riguardante i dirigenti che ricevano valutazioni negative. Nei loro confronti, è vero, sarà possibile disporre la decadenza anticipata dall'incarico (cosa, peraltro, già possibile oggi). Il che comporta la loro messa "a disposizione" nei ruoli. Si tratta di una conseguenza negativa: infatti, il dirigente a disposizione vedrà il proprio salario tagliato tra il 40% e il 70%, perché non riceverà più la retribuzione di posizione e di risultato; inoltre, ogni anno il residuo salario sarà tagliato del 10% e al sesto anno di permanenza vana nel ruolo il rapporto di lavoro sarà risolto, a meno che non chieda di essere demansionato a funzionario. Ma, queste conseguenze varranno in modo assolutamente identico anche nei confronti dei dirigenti che restino a disposizione dei ruoli non a seguito di valutazioni negative e relativa decadenza dall'incarico, bensì per la semplice circostanza della scadenza del proprio incarico, nonostante valutazioni positive, senza che ne sia seguito uno nuovo.

10- Dirigente con valutazione negativa, anzi, più tutelato degli altri. Paradossalmente, quanto indicato nel precedente punto crea una tutela inesistente nel mondo del lavoro per qualsiasi altro soggetto. Infatti, la riforma nella sostanza consente al dirigente che si sia macchiato in modo evidente di incapacità, di evitare la risoluzione del rapporto di lavoro chiedendo il demansionamento, così da non subire la conseguenza del licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Un unicum nell'ordinamento lavoristico paradossale e irrazionale.

11- Ingestibilità del demansionamento. S'è visto che i dirigenti privi di incarico, per evitare che dopo 6 anni vadano incontro a un'inusitata fattispecie di licenziamento non connessa né a motivi oggettivi, né a motivi soggettivi (se non valutati negativamente), potranno chiedere di demansionarsi come funzionari. Bene. Ma, si pone di nuovo il problema: i dirigenti demansionati non conducono alcun rapporto di lavoro con nessuna specifica amministrazione. In quale modo potranno continuare a lavorare? Presso quale ente? Come saranno assunti? Ne sarà imposta l'assunzione da chi gestirà i ruoli? E in che modo? Con quale garanzia dell'autonomia decisionale delle amministrazioni?

12- Valzer degli interpelli. Il sistema, in ogni caso, rimane esposto a possibili gravi disfunzioni. A gestire gli incarichi dei circa 40.000 dirigenti pubblici interessati dalla riforma, saranno, infatti, tre Commissioni nazionali. Solo nel comparto enti locali, i dirigenti sono 14.000 circa. E' evidente che annualmente gli "interpelli" saranno moltissimi e le domande migliaia. È lecito, dunque, dubitare che Commissioni di pochi membri saranno in grado di analizzare in modo celere, compiuto ed efficace le istanze di incarico. Nello stesso tempo, poiché con l'avvicinarsi del quarto anno d'incarico si incrementano i rischi di finire a disposizione dei ruoli, i dirigenti a partire dal secondo-terzo anno d'incarico presso un ente inizieranno ad interessarsi a partecipare ai vari interpelli. Col rischio di creare un continuo valzer degli incarichi, a tutto svantaggio della continuità dell'azione amministrativa e dell'attenzione specifica allo svolgimento delle proprie funzioni.

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COMMENTI
25/08/2016 - Per Renzi & C. importante è fare ammuina (Carlo Cerofolini)

L’importante per Renzi & C. è fare ammuina, quindi perché meravigliarsi di tutti i pastrocchi che combinano, visto che ogni botte dà il vino che ha?