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Lavoro

CONTRATTI E MANOVRA/ Il "manifesto" comune di Confindustria e sindacati

Furlan, Barbagallo e Camusso (Lapresse)Furlan, Barbagallo e Camusso (Lapresse)

Ragioniamo a voce alta: se non è Confindustria che forza, e se i sindacati non stanno alzando le barricate, se il Governo stimola ma senza imporre, non sarà che tutte le parti sono impegnate a creare le condizioni per qualche richiesta congiunta da presentare al Governo? Come dire: non è che l'intento sarebbe di mettere Competitività e Produttività in un manifesto condiviso che parli di rilancio del Paese? Fantapolitica? Può essere, ma le prossime settimane, da questo punto di vista, si riveleranno decisive.

In effetti produttività è qualcosa di più e di meglio che non tornare al vecchio sistema del controllore con l'orologio in mano e il fischietto in bocca che detta i tempi. Se la strada maestra, e su questo moltissimi concordano, è quella di riuscire a far rendere di più gli impianti, il corollario è che da questi impianti escano prodotti attraenti, in linea con i costi del mercato e con le aspettative dei potenziali clienti: ma per raggiungere tale obiettivo anche i dipendenti dovranno poter assumere ruoli meno defilati nella gestione dell'impresa.

Se non altro per evitare che i modelli seguiti siano solo di ordine finanziario e non anche attenti a temi decisivi come la formazione continua, l'innovazione di prodotto (e non solo quella dei mezzi di produzione), la ricerca: capitoli invece decisivi per il futuro del sistema industriale italiano.

Non per caso una delle ricette vincenti nella Germania (e non solo in quella merkeliana, ma nella Germania post hitleriana) è stata proprio quella di valorizzare la compartecipazione dei lavoratori alla vita dell'impresa riconoscendone le competenze; e la compartecipazione, non scordiamolo, è un sostantivo tanto caro a quella Cisl che sta divenendo piano piano, silenziosamente, il perno di questa stagione così strana ma anche così innovativa.

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