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Lavoro

CONTRATTI E MANOVRA/ Il "manifesto" comune di Confindustria e sindacati

Confindustria ha presentato le sue richieste per le misure da approvare con la Legge di bilancio. E i sindacati? GERARDO LARGHI ci spiega quale potrebbe essere la loro strategia

Furlan, Barbagallo e Camusso (Lapresse)Furlan, Barbagallo e Camusso (Lapresse)

Forse sta partendo una stagione nuova, ma così nuova che rischia di essere letta ancora con gli schemi vecchi di una contrapposizione Confindustria-Sindacato. Contrapposizione che però, se guardiamo un po' i primi (timidi) segnali che ci giungono da Roma e dintorni, fa a pugni proprio con tutti quegli indicatori che invece parlano di un cambiamento di tendenza. 

Boccia (nel senso di Vincenzo Boccia, il presidente di Confindustria), ha posto le sue condizioni in vista dellaLegge di stabilità, cioè del prossimo bilancio dello Stato. E si tratta di condizioni che se in apparenza sono moderate ("non possiamo chiedere la luna"), nascondono in realtà precise (e per nulla "a costo zero"), richieste rivolte al Governo. A suo giudizio serve "una politica dell'offerta" che renda competitivo "un apparato industriale importantissimo", che riattivi il circolo virtuoso dell'economia, più investimenti, più occupazione, più domanda interna. In buona sostanza si deve partire dall'offerta e non dalla domanda - ha concluso Boccia. Il che dovrebbe tradursi in operazioni selettive sulla produttività e sugli investimenti privati. Insomma, e questa è la lettura più naturale, quel poco che c'è dovrebbe andare alle imprese, sperando che così si riattivi il ciclo della produzione della ricchezza.

Ovvio che sui giornali qualche commentatore si sia subito lanciato sulla preda attirato dal consueto odore del sangue e della rissa: e i sindacati? Non saran mica d'accordo su questa impostazione vero? In effetti il parere del sindacato è diverso, ma lo è, a ben guardare, solo perché declina quel che Boccia dice. Sorprendentemente, poi, contiene accenti simili: puntare sulla produttività, ha già fatto sapere Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, va benissimo, ma solo se insieme si lavora per una vera partecipazione dei lavoratori alla vita dell'impresa, se si creano le condizioni per un'innovazione virtuosa dell'attuale sistema contrattuale, se aumentare la produttività non si riduce a pensare che occorre solo obbligare il dipendente a produrre più pezzi in un dato lasso di tempo. Come dire che tra imprenditori e dipendenti si sta timidamente affermando un vocabolario comune, che prevede la centralità del manifatturiero, e che non contempla invece antiche parole d'ordine. 

Vuoi vedere che forse stavolta non assisteremo al consueto filmetto autunnale di Confindustria che fa una richiesta e del sindacato che, come in un laboratorio scientifico, risponde per reazione indotta chiedendo altro e di più? Certo, i contendenti sono ancora tali, ognuno fa la sua parte, e il sindacato non è un caso che da settimane abbia aperto un confronto su pensioni, sui temi sociali della povertà e sul lavoro, ma il sottile fil rouge che lega le richieste di imprenditori e dipendenti e pensionati parla di tentativi di lavoro comune più che di prefigurazioni di scontri dialettici. 

Al di là di qualche osservatore che, però, è sembrato più interessato a trovare nei fatti conferme a posizioni che parlano ideologicamente di contrapposizione invece che di collaborazione, chi osserva con occhio non malizioso riconosce tra le righe gli avvisi (i filosofi parlerebbero di meta-avvisi) di un lavoro comune. Anche perché, a ben pensarci, le proposte di Boccia non sono neppure state il frutto di una sua autonoma iniziativa, ma sono nate da un precedente intervento del ministro Carlo Calenda.