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Lavoro

RIFORMA PA/ Il "format-Schettino" pronto per i dirigenti pubblici

Marianna Madia (LaPresse)Marianna Madia (LaPresse)

Ora, immaginiamoci nel concreto un simile groviglio di discrezionalità: potrebbe anche funzionare, ma è molto molto molto più probabile che generi invece un ginepraio di cause. Già c’è da immaginarsi i Tar, che dovranno istituire sezioni dedicate al contenzioso amministrativo promosso dai dirigenti trombati contro i selezionatori. Anche perché se la sconfitta in una selezione comportasse - come, tanto per fare nomi, capita in Rai da sempre - dorate panchine d’ozio, ci sarebbero le file dei dirigenti speranzosi di essere scartati per potersi mettere a fare il doppio lavoro o semplicemente andarsene al mare. Ma se una bocciatura alla selezione comporta il taglio dello stipendio, si gioca sul pesante e in fondo si ledono anche dei diritti seri, forse con troppa leggerezza. E, tanto per restare all’esempio Rai, che esito ha avuto il “concorsone-sanatoria” per i precari? Una miriade di cause, che la Rai sta regolarmente perdendo.

È dunque probabile che questa riforma generi le efficienze, anche economiche, che si ripromette? Mica tanto: auguriamoglielo, ma probabile non è. Si dirà: basta prendere a modello i criteri adottati nel mondo privato. Errore. È un mito. Almeno nel nostro Paese tanti, troppi casi descrivono una realtà opposta. All’appello a una “Meritocrazia” salvifica - per citare il titolo del saggio di Roger Abravanel, già capo di McKinsey in Italia - si contrappone l’evidenza di carriere apicali in aziende private importantissime e spesso straniere costruite unicamente sul servilismo. È il format-Schettino, per citare l’indimenticato nome dello sciagurato (e più di lui le 32 vittime del naufragio) comandante della Costa Concordia.

Chiediamoci come mai un dirigente così palesemente inadeguato al ruolo (sia per quel che ha fatto, sia per quel che non ha fatto, come insegna l’episodio del “torni a bordo, c***o!”) sia riuscito a ottenere il comando della nave ammiraglia di una flotta straordinaria, controllata da una multinazionale americana, la Carnival. Cercando bene nella cronaca della tragedia del Giglio, la risposta è palese. Cosa fa, Schettino, navigando verso gli scogli, oltre a limonare con la malcapitata ragazza moldava? Telefona al Commodoro Palumbo, storico capo dei comandanti Costa, e gli dice scondinzolante: “Comandante, stiamo per passare davanti alla vostra isola, se si affaccia ci vede!”. E quello lo gela: “Ma che dici, Schetti’: io sto a Grosseto”, proprio con la noia di chi si libera di un petulante adulatore. Ecco la risposta della cronaca: mille, diecimila, centomila Schettini costruiscono la loro fortuna sul paziente lavoro da leccapiedi che esercitano nei confronti dei loro capi di cui si rendono dapprima servitori, poi confidenti e infine sostituti, se non altro per età. E ciò capita perfino nel privato. Figuriamoci nel pubblico e nella politica.

Auguri alla riforma Madia: bisognava provarci, e il tentativo contiene alcune coraggiose novità che vanno sostenute e promesse. Ma attenti, attentissimi alle incognite.

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