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Lavoro

SPILLO PA/ Così la riforma Madia crea i dirigenti pubblici "di partito"

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Fermiamoci al dato di fatto. Citiamo altra stampa, in particolare l'Huffington Post che nell'articolo "Il sindaco Amatrice Sergio Pirozzi respinge le accuse: 'Abusi e licenze facili? Non risulta, sono tranquillo'. Riunioni serrate" riporta le dichiarazioni di una consigliera comunale: "Abusi? Non mi risulta. E poi che c'entra il sindaco con le licenze? Quelle le dà l'ufficio dei tecnici del Comune". Vero, è così. Gli atti "gestionali", come appunto licenze edilizie, sono di competenza appunto dell'apparato e, in particolare, del vertice amministrativo, il dirigente o il funzionario di vertice incaricato di funzioni dirigenziali.

Ora, qui sta il problema, connesso alla riforma e alla rilevanza per i cittadini. Il dirigente o vertice amministrativo non vive, evidentemente, sulla Luna, ma opera nel contesto amministrativo del comune dal quale dipendente. Chi gli assegna l'incarico è il sindaco, che a lui si rivolge per la definizione degli indirizzi e lo valuta e può revocarlo o licenziarlo. Anche la giunta comunale e gli assessori, vicesindaco compreso, dettano indirizzi e controllano l'operato dei vertici. Laddove vi sia un sindaco, vice sindaco, o assessore, che opera lavorativamente nell'edilizia di un territorio (cosa frequentissima nei comuni), non è difficilissimo immaginare che se l'atteggiamento generale è che il sindaco, e, quindi, l'intera amministrazione, è di chi lo ha votato, possano esservi non indirizzi, ma vere e proprie pressioni verso il dirigente incaricato, volte a favorire appunto il costruttore "amico", sì che possa essere privilegiato nell'ottenere titoli abitativi a disdoro di regole amministrative e, magari purtroppo, anche tecniche.

Non si sta parlando di robe astratte: il Piano nazionale anticorruzione elaborato dall'Anac e la stessa legge anticorruzione (190/2012) considerano espressamente l'attività edilizia nei comuni a elevato rischio, perché si presta moltissimo a provvedimenti concessori inquinati da interessi particolari. Se la legge che regola la dirigenza configura, come oggi avviene, il loro rapporto a tempo indeterminato e l'incarico dirigenziale soggetto a valutazione di merito, ma non a scadenza non rinnovabile, è evidente che il dirigente ha modo di attuare gli indirizzi politici in maniera corretta, potendo anche rintuzzare eventuali pressioni esterne. Quel dirigente non sottosta al ricatto della precarizzazione di una scadenza irrimediabile dell'incarico, da cui potrebbe derivare, oltre alla falcidia del trattamento economico, anche il licenziamento.

La riforma Madia punta esattamente a smontare questi equilibri. Attribuisce totalmente alla politica il potere di incaricare i dirigenti (basterà semplicemente concordare con le commissioni nazionali addette alle procedure comparative che la persona "di fiducia" sia inserita sempre nelle rose di candidati tra cui scegliere) e ne precarizza lo status: infatti, gli incarichi dirigenziali scadranno sempre dopo 4 anni, anche se il dirigente abbia ricevuto valutazioni positive, sicché si apriranno necessariamente le porte per la messa in disponibilità, che significa riduzione dello stipendio anche fino al 70% e prospettive di trasferimenti forzati o di licenziamento.


COMMENTI
31/08/2016 - Rimedio: mandare a casa Renzi (Carlo Cerofolini)

Non è questa una ulteriore ragione per mandare a casa quanto prima il governo Renzi, cominciando a votare NO alla schiforma – nel merito – costituzionale?

 
31/08/2016 - la riforma pa e quella dei segretari (antonio petrina)

La riforma della PA, in specie della dirigenza pubblica e connessa abolizione della "benemerita" (Bassanini) categoria dei segretari com. li, cui prodest?