BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPILLO PA/ Così la riforma Madia crea i dirigenti pubblici "di partito"

La riforma della Pubblica amministrazione, nella parte sui dirigenti pubblici, contiene alcune norme dalle conseguenze non certo positive. Ce ne parla LUIGI OLIVERI

Foto da cambiare Foto da cambiare

La tragedia che ha colpito in particolare Amatrice può essere rivelatrice delle concrete conseguenze di una riforma della dirigenza pubblica che voglia soggiogare totalmente i vertici amministrativi alla politica. Ai cittadini la riforma viene offerta come sistema per far finalmente controllare, lavorare e misurare l'azione dei dirigenti pubblici, levando loro i privilegi, sottoponendoli alla licenziabilità e alla riducibilità dei trattamenti economici. Il tutto, condito da un necessitato aumento della produttività. Messaggi semplici, che parlano alla "pancia" delle persone e tali da non poter non suscitare convinti adesione e consenso.

Tuttavia, in gioco c'è, purtroppo, molto altro. Il tutto prende le fila dal principio di separazione delle funzioni politiche da quelle gestionali. Gli organi politici dovrebbero occuparsi solo di definire il programma e fornire gli indirizzi, essenzialmente mediante il bilancio di previsione, programmi di definizione di obiettivi e direttive generali; i dirigenti dovrebbero, poi, attuare questa programmazione, vincolandosi al raggiungimento dei risultati previsti, con autonomia operativa e restando vincolati al principio di legalità, imparzialità e correttezza.

Per esemplificare al massimo, un sindaco può certamente decidere di incidere sull'economia del comune attraverso una programmazione urbanistico ed edilizia finalizzata a espandere la vocazione produttiva manifatturiera. Alla luce di questi indirizzi, gli uffici tecnici elaborano i piani e curano le pratiche di controllo sull'avviamento delle attività edilizie connesse, nel rispetto di regole generali valide per tutti, perché ciò che conta è rispettare l'indirizzo, non utilizzarlo per favorire questo o quell'altro costruttore, considerato vicino al partito del sindaco.

Andiamo ad Amatrice. Il Sole 24 Ore nell'articolo "Quel vicesindaco-geometra che ha costruito mezza Amatrice" informa che il sindaco del paese sconvolto dal terremoto all'indomani delle elezioni che lo hanno riconfermato abbia affermato: "Io sono il sindaco di chi mi ha votato!". Una dichiarazione chiarissima: moltissimi esponenti politici si sentono investiti del potere per utilizzarlo non a beneficio indistinto della comunità amministrata, bensì a vantaggio di chi li ha votati, di chi stia dalla sua "parte". Troppo spesso si scambia il diritto di definire un indirizzo politico amministrativo, col potere di favorire chi ha prestato consenso, a esclusione degli altri.

Notizie di stampa di queste ore lasciano comprendere che la magistratura stia aprendo fascicoli per le licenze edilizie "facili" rilasciate ad Amatrice, possibili eventuali concause del disastro. Sempre Il Sole 24 Ore nell'articolo citato prima informa che vice sindaco del comune martoriato dal terremoto è un geometra "che continua a lavorare nello studio tecnico con il fratello Ivo, un ingegnere che ha costruito mezza Amatrice e negli anni '90 aveva ristrutturato la caserma dei carabinieri di Accumoli, fortemente danneggiata dal sisma".


COMMENTI
31/08/2016 - Rimedio: mandare a casa Renzi (Carlo Cerofolini)

Non è questa una ulteriore ragione per mandare a casa quanto prima il governo Renzi, cominciando a votare NO alla schiforma – nel merito – costituzionale?

 
31/08/2016 - la riforma pa e quella dei segretari (antonio petrina)

La riforma della PA, in specie della dirigenza pubblica e connessa abolizione della "benemerita" (Bassanini) categoria dei segretari com. li, cui prodest?