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RIFORMA PENSIONI 2016/ Damiano (Pd): un compromesso per la pensione a 62 anni

Per CESARE DAMIANO, dal confronto sulla riforma delle pensioni sono emersi punti positivi come flessibilità pensionistica, ricongiunzioni onerose, lavoratori precoci ed esodati

Cesare Damiano (Lapresse) Cesare Damiano (Lapresse)

Il confronto tra governo e sindacati sulle pensioni entra nella fase finale. Il 12 settembre si terrà il punto conclusivo con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Sul tavolo ci sono numerose questioni, dalla flessibilità pensionistica alle ricongiunzioni onerose, dai lavori usuranti ai precoci, e la decisione finale per ciascuna di esse non è ancora stata presa. Ne abbiamo parlato con Cesare Damiano, ex ministro della Previdenza sociale e attualmente presidente della commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. L’onorevole Damiano (Pd) ha elaborato le principali proposte in tema di pensioni poi votate all’unanimità dalla commissione Lavoro stessa.

Onorevole Damiano, è soddisfatto del modo in cui sta procedendo il confronto tra governo e sindacati in tema di pensioni?

Sarò soddisfatto o meno quando si concluderanno i confronti previsti tra Governo e segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Se si sta a quanto discusso finora, ci sono le premesse per arrivare a una conclusione positiva. Come sempre non si porta tutto a casa, ma mi pare che ci siano numerosi punti interessanti.

Ci saranno anche le risorse?

Quando si inizierà a discutere la legge di bilancio ci sarà una grossa battaglia per le risorse. Io ho contestato le affermazioni del ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo cui i soldi devono andare tutti per gli investimenti, mentre le questioni sociali vanno affidate a una fase due. Essendo esperto della politica dei due tempi, so che il secondo tempo non arriva mai.

In ogni caso quali sono i punti interessanti cui lei faceva riferimento prima?

Il primo riguarda la flessibilità previdenziale. C’è un’ipotesi che fissa a 63 anni l’età a partire dalla quale si può incominciare ad andare in pensione, rispetto ai 66 anni e 7 mesi attuali. Si tratterebbe quindi di uno sconto temporale importante. Questa possibilità va data gratuitamente con i compensi fiscali a chi è disoccupato di lungo periodo, ai lavoratori precoci, a chi svolge attività usuranti, ai lavoratori invalidi dalla nascita perché portatori di handicap oppure a seguito di un infortunio sul lavoro. Sono categorie particolarmente esposte per le quali va prevista la flessibilità senza penalizzazioni.

Ci può spiegare invece la questione delle ricongiunzioni onerose?

Quello delle ricongiunzioni onerose è stato un errore compiuto dal governo Berlusconi, in base a cui chi ha versato a due fondi come Inpdap e Inps è costretto a pagare due volte i contributi. Bisogna fare in modo che questa somma sia gratuita come lo era in precedenza.

Su quali altri punti c’è una convergenza governo-sindacati?

Un’altra questione su cui c’è una convergenza riguarda il blocco dell’aspettativa di vita per coloro che svolgono lavori usuranti. Infine si tratta di eliminare le penalizzazioni per coloro che vanno in pensione prima dei 62 anni di età, con 41 o 42 anni di contributi.

Può illustrarci meglio quest’ultimo punto?