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SPILLO/ Renzi, le banche e i 150mila esuberi: vincerà Jeff Bezos (Amazon)

Renzi ha incoraggiato una forte riduzione del personale bancario (150mila lavoratori) nei prossimi 10 anni: circa la metà di quelli attualmente in servizio. Il punto di GIAN LUCA BARBERO

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Al Forum Ambrosetti di Cernobbio il premier ha incoraggiato una forte riduzione del personale bancario nella misura di 150mila lavoratori nei prossimi 10 anni: circa la metà di quelli attualmente in servizio. I sindacati non si sono fatti attendere, minacciando lo sciopero generale. E' arrivata poi la smentita del premier, che avrebbe alluso più che altro alla proliferazione delle poltrone di amministratori ed esponenti aziendali, benché tale giustificazione sia in fondo incompatibile con i numeri (150mila) e con la constatazione che un bancario su due è di troppo. I toni ora si sono un po' smorzati anche grazie all'intervento dell'ABI. Sulla vicenda vorrei comunque fare alcune considerazioni.

Non mi stupisce più il "tempismo istintivo" con cui il premier cerca di cavarsi d'impaccio: alla vigilia di un referendum costituzionale che lui stesso ha personalizzato, con le quattro goodbanks (Nuova Banca di Etruria e Lazio, Nuova Cr. Chieti, Nuova Banca delle Marche e Nuova Cr. Ferrara), nate sotto una cattiva stella a fine 2015, tuttora in attesa di un acquirente da trovare entro il 30 settembre per evitare procedure di infrazione europee; con l'assenza di crescita certificata dall'Istat nel secondo trimestre 2016 rispetto al primo e un'esaltatissima revisione della variazione acquisita del Pil allo 0,7% (in luogo della precedente stima dello 0,6%) che, secondo i calcoli di Francesco Manacorda (Repubblica del 3 settembre 2016) sarebbe pari a poco più della metà della spesa in gelati consumati dagli italiani nel 2015 e che il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, si è presto affettato a ricondurre — con grande tatto — sostanzialmente ad arrotondamenti. Quale più ghiotta occasione di una passerella internazionale come il forum per scaricare tutta la responsabilità dei problemi del Paese su qualcun altro?

Il sistema bancario italiano è finito nell'occhio del ciclone internazionale più o meno da inizio anno, a causa soprattutto del peso delle sofferenze che incorpora. Al di là delle esagerazioni mediatiche, è importante rendersi conto, a mio avviso, che il problema avrebbe potuto e dovuto essere risolto almeno dal 2012, con la costituzione di una badbank vera e propria, come avvenuto negli Stati Uniti e nel resto d'Europa. Ma il Parlamento di allora gridò allo scandalo del Governo dei tecnici (Monti) al soldo delle banche, delle assicurazioni e dei forti poteri economici e si oppose a questa soluzione, con i risultati che oggi possiamo constatare. 

Mi limito solo a riassumerne alcuni: quattro banche locali fallite e risanate con i soldi dei risparmiatori, due banche locali salvate in extremis con l'intervento di un fondo specificamente costituito, azzerando praticamente il valore delle azioni, una grossa banca in difficoltà (Mps) che non può realisticamente chiedere un aumento di capitale per 5 miliardi capitalizzandone 0,7 agli attuali valori di mercato.