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Lavoro

GIOVANI E LAVORO/ Lo "sconto" per far calare la disoccupazione

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Diverso però è per quei corsi come la formazione professionale o gli istituti professionali dove l'inserimento lavorativo è lo sbocco stesso atteso dal percorso formativo seguito. Questi percorsi, sviluppati in modo significativo in Lombardia per scelta regionale, ma oggi imitati, anche in assenza di legislazione specifica, in altre regioni, hanno la loro ragione d'essere nel formare nuovi professionisti e misurano la propria efficacia nell'occupazione creata.

Questa è la base su cui il ministero del Lavoro (e non l'Istruzione) può sviluppare il modello duale (scuola-lavoro) che assicura, in Germania e Austria, alti tassi di occupazione e la preparazione di figure professionali necessarie alle imprese, ma non previste dai corsi scolastici tradizionali.

Su questi percorsi formativi può finalmente decollare anche l'apprendistato di base. Già il terzo anno di formazione può essere vissuto più sul lavoro che dietro i banchi scolastici, risultando il primo dei tre anni previsti dal percorso di apprendistato. La rete fra centri di formazione professionale, grandi imprese, associazioni di imprese Pmi sono determinanti già nella programmazione dei corsi, oltre che per assicurare gli sbocchi occupazionali successivi.

Da segnalare inoltre che gli iscritti a questi corsi non sono sottratti al sistema istruzione, ma a quell'esercito di giovani che abbandonano gli studi. Se poi alla conclusione del ciclo triennale si offre la possibilità di optare, invece che per l'occupazione, per un percorso scolastico tradizionale (è così nel modello lombardo), allora si opera un vero e proprio recupero alla scolarità tradizionale.

Si deve però sapere che i migliori studenti, in termini professionali, scelgono spesso il lavoro al proseguimento degli studi. E ciò nonostante la previsione che gli insegnanti pure svolgono.

Perché queste eccellenze diventino sistema c'è bisogno di uniformare il quadro nazionale e superare le differenze introdotte dalle legislazioni regionali. Per questo occorre un salto di qualità nella riflessione e nelle scelte politiche generali. 

Con il Jobs Act si sono avviati nuovi servizi al lavoro. La caratteristica sarà progressivamente l'universalità di nuovi servizi assicurati a tutti i cittadini in caso di necessità. Questa sarà la base strumentale assicurata a tutti, ma la politica inizia da qui. Dovrà essere una nuova governance territoriale a compiere la scelta di chi favorire. Se è 100 per tutti, sarà la governance locale a decidere (con proprie risorse) come favorire l'assunzione per giovani o per donne, o per categorie locali che risultano più svantaggiate. 

Il sistema duale per la formazione professionale non può che essere uno degli strumenti delle nuove politiche del lavoro. Oggi il governo potrebbe dare un esempio in questo senso decidendo che i vantaggi fiscali per le nuove assunzioni con i contratti a tutele crescenti valgono solo per giovani fino a 29 anni. Sarebbe un chiaro esempio che la politica torna a esercitare scelte chiare rispetto ai problemi del Paese.

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