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Lavoro

GIOVANI E LAVORO/ Lo "sconto" per far calare la disoccupazione

Aumentare l'occupazione dei giovani vuol dire far scendere la disoccupazione complessiva. MASSIMO FERLINI ci spiega come poter raggiungere questo obiettivo

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Gli ultimi dati riferiti al mercato del lavoro indicano che il sentiero di crescita positiva prosegue. La crescita rimane lenta e pertanto il tasso di occupazione è ancora lontano dal ritornare al livello pre-crisi. All'interno del numero complessivo resta, però, la necessità di scomporre i dati per valutare se, per le fasce più svantaggiate, sia in corso un recupero più veloce che per le altre.

Giovani e donne soffrono ancora di un tasso di occupazione molto lontano da quello fissato come obiettivo dall'Europa. Per le donne, la difficoltà a trovare uno sbocco occupazionale si trasforma in un ritiro dal mercato del lavoro con il rientro nell'inattività. Per quanto riguarda i giovani, l'impatto maggiore è invece nel mantenere un alto tasso di disoccupazione. 

Come noto, negli ultimi anni, sono state prese diverse misure per sostenere e favorire l'occupazione giovanile. Il programma Garanzia Giovani è solo il principale strumento messo in campo. Come già sottolineato in altre occasioni, è un'importante esperienza per favorire un nuovo modello di servizi al lavoro. Far decollare fra Centri per l'impiego pubblici e Agenzie per il lavoro una rete collaborativa che programmi percorsi e obiettivi personalizzati con uno sbocco di inserimento lavorativo è un avvio utile per la riforma più generale dei servizi al lavoro tramite contratto di ricollocazione.

I risultati complessivi sono ancora insoddisfacenti. Il prevalere di opportunità tramite stages e tirocini indica che il percorso scuola-lavoro è ancora troppo accidentato. Pesano erroneamente sui risultati quelle regioni che hanno finalizzato il programma Garanzia Giovani a nuovi percorsi formativi con l'aggiunta di risorse locali invece di puntare a finanziare assunzioni stabili o di almeno sei mesi. Questa modalità avrebbe sostenuto vere esperienze lavorative e portato, probabilmente, a una migliore performance occupazionale del programma nel suo complesso.

L'attenzione ai percorsi scuola-lavoro è stata oggetto di una ricerca Eyu (Fondazione di riferimento del Partito democratico) tesa a fare emergere best practices presenti sul territorio nazionale. Dall'indagine risulta un quadro di eccellenze diffuso sul territorio e che scontano l'assenza di uniformità dovuta alle differenze legislative regionali. Esperienze campane sviluppate fra Camera di Commercio, associazioni imprenditoriali ed enti di formazione hanno portato a sviluppare una piattaforma che facilita l'incontro fra scuola e imprese disponibili a facilitare inserimenti di alternanza scuola-lavoro. In Emilia vi è un'importante esperienza di formazione on the job della Ducati per meccanici di alta specializzazione. Di questi solo la metà sarà assunta dall'azienda promotrice dei corsi, mentre gli altri potranno trovare occupazione anche presso aziende concorrenti. 

L'obbligo introdotto delle 200 e 400 ore di alternanza scuola-lavoro trova quindi già oggi molte esperienze da cui trarre indicazioni per poter divenire realtà. Alcune di queste si possono però trarre dalle eccellenze individuate. In primo luogo, vanno separati i percorsi di istruzione-lavoro da quelli finalizzati a formazione-lavoro. È bene che anche in Italia chi segue percorsi scolastici liceali o di istituti superiori abbia la possibilità di fare 200 ore di esperienza lavorativa. Per questo è utile che scuola, Camere di Commercio, enti e istituzioni collaborino per offrire reali possibilità di provare il lavoro, qualunque esso sia.