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RIFORMA PENSIONI 2016/ Le tre "condanne" per l'Ape

Tommaso Nannicini (LaPresse) Tommaso Nannicini (LaPresse)

Questo ad esempio è successo a fronte di un'evoluzione più che trentennale di un'economia che ha condotto il quadro del mercato del lavoro a registrare discontinuità, blocchi  e instabilità con effetti interruttivi, dove la contribuzione figurativa ha dato assist parziali. Lo stesso mercato, più volte dissestato da lunghe congiunture sfavorevoli e obbligato alla necessaria sostenibilità di sistema, ha richiesto quell'allungamento dell'età lavorativa e quell'irrigidimento sulla flessibilità (evidenziatosi anche in Europa) che la Riforma Dini aveva ampliato alla luce del raggiungimento di soglie minime maturate, obbligatorie.

Tale contesto ha comportato effetti controversi, tanto con benefici di miglior trattamento pensionistico (più alla luce di stabilità d'impiego e progressione di carriera), quanto con disagi profondi essendo lo stesso miglior trattamento poco concretizzabile sia per le qualifiche basse, sia per i disoccupati in età avanzata. Risultato: un puzzle disarmonico con crescenti aree di criticità demografiche/reddituali  il cui esito è oggi sotto gli occhi tutti ed è - alla luce dei provvedimenti che appaiono delineati - un problema di tutti.

Secondo motivo: finché non si modifica l'attuale interrelazione tra previdenza e assistenza concentrate istituzionalmente nell'Inps, sia come ente gestore che come oggetto-soggetto di bilancio - interrelazione pervenuta a effetti perversi -, gli interventi prodotti anche nella fase corrente difficilmente sono risolutivi di squilibrio, bensì di sola sistemazione e assestamento. Il variegato arcipelago di posizioni - che ha generato nel tempo altrettante forme di sostegno - è fonte di condizionamenti che impediscono, senza una forte volontà politica e progettuale, di raggruppare in modo coerente, modificare in modo univoco e non equivoco questa eterogeneità per approdare a una nuova formulazione de minimis e a scelte di fiscalizzazione o meno. Altrimenti non si potrà dar torto a Feltri, per il solo motivo che non piacciono i suoi gatti. 

Terzo motivo: il mancato riscontro della historia magistra vitae dei nostri avi impatta nel rinnovare errori, senza al contrario mettere in risalto i pregi della vituperata Riforma Fornero che ne ha, pur essendo incappata in un "errore umano" (come si suol dire del pilota di un aereo atterrato non proprio bene). E il maggior pregio è quello citato nel primo motivo: la possibilità di modulare il contesto contributivo al fine di favorire e sostenere la portante di sistema, ovverosia il montante finale. La somma totale di tutto il versato che darà origine alla rendita e alla sua spalmabilità per gli anni a venire è e deve essere lo strike target sempre, che rende relativa la presenza di un vincolo, esteso o meno alla  permanenza, e/o di qualsiasi irrigidimento riguardante la flessibilità.