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RIFORMA PENSIONI 2016/ Le tre "condanne" per l'Ape

L'Ape, su cui si sta incentrando la riforma delle pensioni del Governo Renzi, ha qualcosa che non va e che potrebbe avere effetti negativi a lungo termine. Ce ne parla MARIO CARDARELLI

Tommaso Nannicini (LaPresse) Tommaso Nannicini (LaPresse)

Per motivi diversi, secondo gli interlocutori interessati, il tavolo sulle pensioni tra governo e sindacato tornerà a riunirsi in ritardo rispetto a quanto programmato. L'obiettivo è senz'altro quello di poter chiudere in modo positivo il confronto per inserire il tutto nella prossima Legge (ex) di  stabilità, attese le condizioni definitive di copertura.

Quello che intendo mettere in risalto è che Tommaso Nannicini e Giuliano Poletti hanno fatto e stanno facendo il miglior lavoro possibile nell'ottica e nel perimetro praticabili, di sicuro meglio del presidente dell'Inps più interessato al suo spazio di manovra quasi egotista, da cui le innumerevoli boeriate, che non a essere un civil servant alla Ciampi. Anzi va detto, onore delle armi, che Nannicini e Poletti da una parte stanno gestendo la relazione con l'Ue, come se fosse l'Uomo Nero. Dall'altra stanno "salvando" un Boeri oscillante tra la progettazione di un Inps diverso e una proposta di  riforma con target d'intervento da lui scelti dove condizioni di accesso, parametri di calcolo e risultati sono da impostazione assistenziale più che previdenziale. Il tutto spiegabile per quella caratteristica contabile che, ponendo l'Inps nel perimetro pubblico e quindi sotto l'occhiuta sorveglianza europea, ha determinato la creazione di un escamotage come l'Ape per offrire una soluzione chiesta da anni coram populo.

Ma i complimenti per la bravura nell'escamotage, forse ribattezzabile in escamotApe, si fermano qui pertre motivi. Questi tre motivi sono un j'accuse generalizzato, alla luce del fatto che se c'è il governo del fare (e Renzi si è trovato un fardello dove il "fare" deve superare accumuli di ritardi, ruggini e incrostazioni di rilievo) ci deve essere quel "plus" che deve sostenere quel governo di processi necessari a mantenere in navigazione e al meglio delle possibilità la nave Italia

In questo siamo tutti responsabili. Quando imprescindibili confronti critici in grado di dare avvio a respiri progettuali sono soverchiati da richiami di attenzione urlati, la ricerca di soluzioni ai problemi, intese come "politicamente buone", finisce per deprivare il fare coprendolo di quei fattori che fanno la comodità - e in taluni casi l'impotenza - della nostra politica.

Primo motivo: bisogna risalire alla riforma Dini per capire come qui nessuno ha scoperto alcunché di nuovo, né sull'effetto equitativo e correttivo del metodo contributivo, né sulla progettualità legata all'assegno sociale, istituzionalmente non contributivo, ma finanziato dalla fiscalità generale. In particolare, non si è compresa (o si è fatto finta di non comprenderla)  la possibilità del contributivo nelle sue diverse accezioni di essere processore di sistema dotabile di una discreta geometria variabile in presenza di una volontarietà o gestita con opportuni addendi per le situazioni critiche del mercato del lavoro (vedi esodi, ristrutturazioni crisi aziendali e quant'altro).