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RIFORMA PENSIONI 2016/ Gli "escamotage" per evitare le penalizzazioni dell'Ape

Con la riforma delle pensioni allo studio del Governo sta per arrivare l'Ape, ovvero l'anticipo pensionistico. Che non sarebbe immune da problemi, spiega GABRIELE FAVA

Giuliano Poletti (Lapresse) Giuliano Poletti (Lapresse)

La riforma delle pensioni del Ministro Fornero, oggetto di numerose critiche nel corso di questi anni, potrebbe subire i primi emendamenti. È di pochi giorni fa la notizia che Governo e Sindacati hanno trovato un accordo di massima in merito alla possibilità di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro, derogando agli stringenti limiti precedentemente statuiti dalla precedente riforma. 

In particolare, il progetto sperimentale a cui si sta lavorando prevede l'introduzione di un Anticipo pensionistico "Ape", atto a consentire, a partire dal 2017, e nei confronti di chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età, di andare anticipatamente in pensione. 

Seppure i dettagli dell'operazione non siano ancora noti in via ufficiale, è possibile ricostruirne lo schema operativo generale partendo dalle indicazioni fornite dal Sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Tommaso Nannicini.

Dal punto di vista della platea dei destinatari, le misure allo studio del governo, dovrebbero consentire ai lavoratori nati tra il 1950 e il 1954, di lasciare il lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto a quanto previsto dalla Legge Fornero. Tuttavia, a fronte di ciascun anno di anticipo rispetto alla data fisiologica del pensionamento, corrisponderà una decurtazione del trattamento previdenziale del 5%, fino a un massimo di circa il 18%. Tale limite potrebbe essere ulteriormente innalzato in considerazione dei costi bancari e assicurativi e in caso di premorie.

Per quanto riguarda le categorie beneficiarie di tutele speciali, quali disoccupati e disabili, l'entità della decurtazione dovrebbe essere inferiore o addirittura pari a zero, qualora l'importo della pensione non superi una determinata soglia, indicata attualmente in 1200 euro mensili netti.

Un ulteriore aspetto degno di nota è rappresentato dalla proposta secondo cui le imprese potrebbero risultare onerate di una parte dei costi dell'Ape, nelle fattispecie in cui il lavoratore scegliesse la strada della pensione anticipata in conseguenza di una crisi aziendale, accompagnata da un contestuale taglio di personale. 

Una delle principali criticità che emergono, è rappresentata dal fatto che il sistema, così prospettato, potrebbe verosimilmente essere considerato dai lavoratori troppo penalizzante e non risolutivo. Di conseguenza, si potrebbero registrare, nella prassi, escamotage volti a consentire di maturare i requisiti anagrafici previsti dalla legge, senza subire una decurtazione dell'assegno pensionistico protratto nel tempo.