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Lavoro

FACEBOOK/ Le 5 regole di Zuckerberg per cambiare lavoro

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook (LaPresse)Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook (LaPresse)

2. Quali qualità occorrono? "Nessuno ha successo lavorando da solo — cito da Repubblica —. Essere coscienti che nulla va mai come previsto. E' una strada lunga, piena di imprevisti". Certo la genialità aiuta, ma non può fare a meno di una strada percorsa insieme ad altri in una relazione non solo competitiva, dove non si sa in partenza il punto di arrivo; la strada, insomma, si apprende man mano.
3. Non si è mai fatto abbastanza: "possiamo sempre fare di più". Rammentando la sua personale esperienza familiare, Zuckerberg racconta di essere cresciuto con l'idea di "cercare di avere un impatto positivo in questo mondo" e di voler trasmettere questi valori a sua figlia. Direi che questo è un punto fondamentale: un risultato positivo non si misura esclusivamente in termini di performance economica, ma in un credo personale, che si cerca di far proprio e di trasmettere agli altri.
4. Qual è la metafora dell'imprenditore? La figura di Enea, che lascia Troia per fondare una nuova città "è la vicenda di una persona che ha una missione ben più grande di lui. Una missione piena di difficoltà che non porta a termine da solo. Un mito, certo, ma anche una metafora di un vero imprenditore". Non si ragiona solo sul fatturato, ma si vive (e si lavora) con un  compito più ampio. Mi sembra un sogno comune a gran parte della new economy: da Elizabeth Holmes, fondatrice di Theranos, azienda che consente di effettuare test clinici prelevando poche gocce di sangue da analizzare tramite software, a Elon Musk, ideatore di Tesla e pioniere dell'intelligenza artificiale.
5. Quali sono gli errori che si possono compiere? "Pensare di dover fare tutto da soli e dover partire da una grande idea. Le idee si formano strada facendo, cambiano, evolvono". Ossia realisticamente, lasciarsi guidare in ogni passo da persone e cose che capitano.
Parole tradizionali, come ho detto prima, perché portano alle radici del moto intimo e personale di ognuno, che rappresenta in fondo il segreto di ogni vera innovazione, anche tecnologica e che forse può consentire di evitare di cadere in un eccessivo torpore, come paventava McLuhan.

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