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Lavoro

SPILLO/ Pil e occupazione, il "rilancio" che passa dai contratti

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Vincenzo Boccia ha grande volontà di ripristinare relazioni industriali coerenti con gli accordi innovativi degli anni scorsi, ma ha margini di manovra stretti senza un accordo coerente sul salario di produttività. Lo stesso rinnovo del contratto nazionale dei meccanici pesa come un macigno nelle relazioni sindacali confederali. Federmeccanica, scottata dalla dolorosa e costosa fuoruscita Fiat, non intende tornare indietro di anni nella contrattazione e vuole proseguire nell’accentuazione della contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale. 

La situazione attuale sarebbe favorevole e non solo per la disponibilità del Governo, ma anche per una condizione complessiva con un’inflazione che è a zero e con contratti precedenti che, regolati dall’Ipca per il recupero dell’inflazione, hanno garantito molto di più di ciò che l’inflazione ha eroso. Non si capirebbe la logica, qualora non si dovesse pervenire a un accordo che annunci la cosa più semplice di questo mondo: lavoratori e imprenditori si impegnano a redistribuire equamente i profitti nuovi che potranno venire dalla capacità delle singole aziende di guadagnare il mercato perché i propri prodotti sono di qualità e competitivi e arrivano tempestivamente al committente che li compra. Per questo obbiettivo regoleranno gli orari in azienda, così come l’utilizzo e l’implementazione delle professionalità, così piegheranno l’organizzazione del lavoro al successo dell’azienda.

In un Paese con tutti i fattori economici compromessi, si dovrebbe ragionare così, al di sopra delle ideologie, codardie, e piccoli calcoli da piccolo cabotaggio.

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