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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016 / Oggi 9 settembre: controlli Inps su 4 mila pensionati, ecco come tutelarsi (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni 2016, ultime notizie live e news: Ettore Rosato capogruppo del Pd alla Camera, ribadisce che il Governo manterrà la promessa di aumentare le minime (oggi, 9 settembre 2016).

Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (LaPresse)Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti (LaPresse)

Nella provincia di Monza e Brianza, l’Inps ha verificato che per circa 4 mila pensionati la documentazione presentata risultata essere insufficiente per cui è necessaria una rettifica presentandosi entro e non oltre il prossimo 14 ottobre nella sede dell’Inps. Una situazione che si è manifestata in maniera marcata in questa specifica area geografica ma che tuttavia sembra riguardare tanti altri pensionati sparsi in tutta Italia. Naturalmente quanti si trovano in questa situazione riceveranno a casa una comunicazione dallo stesso ente previdenziale. La documentazione mancante riguarda il biennio 2012 – 2013. Dai sindacati fanno sapere che si può incorrere nella revoca della pensione fino a che non si chiarisce la propria posizione e nello specifico: “l’eventuale revoca riguarda le integrazioni al minimo, le pensioni di reversibilità, le maggiorazioni sociali, le invalidità civili e altre prestazioni collegate ai redditi”. Insomma, per essere in regola occorre aver inviato regolarmente le comunicazione reddituali all’Inps tramite dichiarazione dei redditi o modello Red.

Uno dei temi meno affrontati sul fronte della Riforma Pensioni 2016 è certamente - e comprensibilmente vista la minore entità di incidenza sociale - quello degli italiani all’estero: un problema che però per le pensioni come per altri servizi di welfare che arrivano anche ai connazionali emigrati va assolutamente risolto e reso il meno complesso possibile. Su questa linea hanno scritto una nota due eurodeputati del Pd, Marco Fedi e Fabio Porta, in cui ricordano al governo le priorità anche per gli italiani all’estero: «Il Governo Renzi intende introdurre alcune misure che solo in parte interesseranno i connazionali all’estero già pensionati o pensionandi. Riteniamo tuttavia che questi provvedimenti, alcuni dei quali si applicheranno anche ai nostri connazionali senza che il legislatore lo preveda esplicitamente, siano utili e necessari ma non sufficienti. Infatti ci siamo impegnati nel corso della legislatura al fine di informare e sensibilizzare Parlamento e Governo sui diritti socio-previdenziali dimenticati o inesauditi dei residenti all’estero».

Incominciano a trapelare le prime notizie sulle misure che il Governo sta prendendo in considerazione per riformare il sistema pensionistico. In particolare, in queste ore si sta parlando con insistenza del meccanismo che dovrebbe consentire a partire dall’anno 2017, ai lavoratori di sesso maschile di andare in pensione in maniera anticipata a 63 anni mentre per le donne l’età minima dovrebbe essere di 62 anni. Il punto cruciale di questa misura risiede nelle penalizzazioni, basate su un meccanismo di rimborso del prestito pensionistico da spalmare su un periodo di ammortamento massimo di venti anni. Stando ad alcune illazioni, nel caso peggiore i pensionati dovrebbero vedersi ridurre al massimo del 15% l’importo di pensione a cui avrebbero diritto.

Questa mattina sul fronte della riforma pensioni 2016, il Sole 24ore ha aperto con un servizio sul part time agevolato e il sostanziale fallimento finora di questa misura introdotta nel regime previdenziale sul fronte flessibilità: ma di cosa si parla quanto si tratta di part time agevolato? La legge di Stabilità dello scorso anno ha introdotto uno schema agevolato della mura part time in modo che i dipendenti del settore privato hanno maturato il requisito anagrafico per la pensione entro il 2018: il governo ha stabilito che questa misura potrà ridurre l’orario d’accordo con il datore di lavoro fino al 40-60%. Ecco però dove secondo il quotidiano economico milanese manca ancora questa misura che rischia il flop: «L'assegno mensile, però, non si riduce in misura uguale perché il dipendente incassa, esentasse, la quota di contributi per le ore non lavorate che l'azienda dovrebbe versare all'Inps. Inoltre beneficia della contribuzione figurativa. A fronte di una copertura finanziaria di 240 milioni per il triennio 2016-2018, ci si aspetta che l'opzione sia utilizzata da 30mila persone, vale a dire circa 10mila all'anno». Numeri modesti che dovranno essere ritoccati per la prossime Legge di Stabilità: il governo ci riuscirà?

È intervenuto anche Matteo Renzi oggi sul tema della riforma pension i a due giorni dai proclami in tv a Porta a Porta: il premier lo fa in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno dove afferma direttamente come “in passato con gli interventi sulle pensioni si levavano soldi ai pensionati, noi invece facciamo l’opposto, vogliamo darne di più”. Al netto degli slogan, il piano del governo è quantomeno finalmente chiaro: quattordicesima, più soldi alle minime e sgravi per Partita Iva e salari dei dipendenti pubblici. «quest’anno ci sarà un intervento di aiuto a chi prende poco di pensione e che questo intervento sarà nella legge di Stabilità 2017. Significa che metteremo più denari in tasca a chi di pensione prende poco, una sorta di quattordicesima per chi sta sotto una certa soglia di pensione». Il progetto pronto all’approvazione dopo gli incontri con i sindacati si aggiunge al tema dell’Ape, come spieghiamo qui sotto con le ultime novità.

Se nella riforma pensioni 2016, tra i vari temi che saltano fuori sulla norma che dovrebbe finalmente ristabilire un piano previdenziale continuo e di prospetto peri i prossimi decenni, vi dovesse capitare sott’occhio il termine “Ape social” non è un qualcosa legato alla “Milano da bere” e neanche un nuovo termine lanciato dal giovane premier Renzi. Si tratta di una modalità scherzosa ma reale che i tecnici al lavoro nel governo e nell’Inps sull’anticipo di pensione hanno ribattezzato una componente precisa dell’intera norma. Come spiega questa mattina il Corriere della Sera, un taglio del 5% per ogni anno di anticipo calcolato sull’assegno lordo: è questa la penalizzazione per tutti quei lavoratori che sceglieranno il nuovo Ape del governo, con al massimo tre anni di anticipo. Ma per le categorie dei tutelati si è appunto scelto il termine Ape social, visto che intende andare incontro a quelle categorie della società più disagiate, a partire dai disoccupati. In sostanza questo tipo di Ape prevede che la misura del taglio dipenda dal reddito personale e non ci dovrebbero essere penalizzazioni per chi prenderà un assegno fino a 15000 euro al mese. I calcoli del Corriere raccontano come l’80% delle pensioni italiane si aggira su quella cifra se non sotto, dunque il taglio arriverebbe all’1% l’anno per chi prende 2mila euro e sale al 3% per tutti gli assegni che vanno da 3mila in su.

Per il Governo questi sono giorni decisivi per quanto concerne la definizione delle misure da adottare nel pacchetto per la riforma delle pensioni. È in atto un continuo confronto con i sindacati per convergere in soluzioni condivise. Non vi è dubbio che una delle iniziative annunciate più apprezzate sia quello dell’aumento delle pensioni minime. Sull’argomento ha ribadito l’impegno del Governo a realizzare l’intendimento nell’ambito della prossima Legge di Stabilità, il capo gruppo del Partito Democratico alla Camera Ettore Rosato che dal palco della Festa dell’Unità a Reggio Calabria ha sottolineato: “Gli impegni che abbiamo annunciato per la Legge di stabilità, come la riduzione delle tasse e l'aumento delle pensioni minime, sono importanti e noi vi daremo seguito. Pensiamo che questo Paese abbia una pressione fiscale troppo alta. C'è bisogno di incentivi alle imprese e c'è poi c'è un problema di equità sociale che riguarda le pensioni, i salari, la povertà. Misure che saranno all'interno della Legge di stabilità. E' una battaglia che facciamo avendo come interlocutore l'Europa, alla quale vogliamo dimostrare che, se da una parte facciamo le riforme, dall'altra abbiamo bisogno di quella flessibilità necessaria per governare i nostri conti pubblici. E io su tutto questo sono molto fiducioso”.

Torna sulla polemica politica il tema della riforma delle pensioni, con l’attacco e l’interrogazione della Lega nord contro la questione dell’Opzione Donna che, secondo il gruppo di Salvini, non sarebbe stato risolto dal governo “troppo appiattito ancora sulla Legge Fornero”. Intervenuto a Roma per spiegare l’interrogazione che verrà effettuata all’apertura del Parlamento dai deputati leghisti verso i banchi del governo, il capogruppo Lega Nord in Commissione Lavoro alla Camera: «Le nate nell'ultimo trimestre '57 o '58, a seconda se lavoratrici dipendenti o autonome  - ha dichiarato oggi il deputato Roberto Simonetti - attendono una risposta sulla possibilità di accedere o meno al regime cosiddetto opzione donna. Ma il Governo ancora tace ad un mese dal varo della manovra economica per il prossimo anno». Le risorse secondo gli uomini di Salvini, il governo non le avrebbe per riformare anche l’aspetto dell’Opzione Donna: «Chiediamo la proroga dell'opzione donna fino al 2018 ricordando che nella manovra finanziaria dell'anno scorso è stato inserito un contatore specifico per monitorare le uscite anticipata con questo sistema e capire quali risorse effettivamente siano state utilizzate e quali si potranno invece ulteriormente impiegare per ulteriori proroghe», conclude su Facebook Simonetti.

La Riforma Pensioni ha un suo costo ovviamente e il governo sta cercando di mettere a frutto un piano per non sforare in Legge di Stabilità: servirebbe una manovra da molti miliardi ma al momento si vocifera possano essere 1 massimo 2 i miliardi del costo complessivo. In questa situazione però la stessa maggioranza non è convinta sulla reale sostenibilità di questi costi: intervistato ad Agorà Estate, Francesco Boccia ha sollevato il problema “No, non bastano le risorse. È evidente che le risorse non sono sufficienti”, ha detto con schiettezza il membro del Partito Democratico. Spiega meglio poi nel corso dell’intervista, come riporta AgenParl: «Ogni anno, da tre anni, da quando è iniziata questa legislatura, il Parlamento si riunisce almeno due volte l’anno, durante il Def ad aprile e durante la manovra, con la maggioranza assoluta (perché sono le regole che ci siamo dati) si sposta l’eventuale pareggio più in là, perché non solo non è applicato ma non è applicabile».

Anche sul piano delle agevolazioni fiscali la riforma pensioni al varo del governo prevede un sotto punto dedicato appositamente al problema delle agevolazioni: per poter convincere i pensionati o i pensionandi ad andare incontro alle novità delle riforma sono ovviamene stati pensati degli strumenti di sgravi fiscali che potrebbero funzionare sul breve-medio periodo. Secondo le ultime notizie che circolano dagli ambienti Inps e previdenziali, l’anticipo con Rita - rendita integrativa temporanea anticipata - sarebbe agevolato fiscalmente. Nel consueto focus sul mondo pensioni promosso dal Sole 24ore si parla di come il prelievo sostitutivo al momento dovrebbe essere previsto con il 15% massimo e il 9% minimo e un leggero calo dello 0,3% annuo per ogni anno di adesione al fondo pensione superiore ai 15 anni. Se la Rita si prende con la pressione di base la tassazione è quella di Irpef e dipende dallo scaglione di reddito di appartenenza, ovvero in sostanza dovrà arrivar una flessibilità per potere optare ad un’adesione a un fondo. In questo esempio fornito dal quotidiano economico, si scorge la via di soluzione: «se un lavoratore ha ancora 10 o 15 anni davanti prima dei requisiti di pensionamento può decidere a questo punto di destinare il suo Tfr a un fondo negoziale sapendo che potrà avere la rendita anticipata su cui contare in caso scegliesse un ritiro anticipato di un paio di anni o tre».

Al lavoro sui banchi del governo per quanto riguarda le nuove norme della riforma pensioni 2016 non manca ovviamente l’accento e il focus sui lavoratori precoci che sono stai inseriti come una delle priorità del lavoro di Inps, sindacati e governo per la riformulazione della struttura previdenziale italiana. Come ricorda il collega del Sole 24Ore, Davide Colombo, la cancellazione della pensione di anzianità e l’adeguamento dei minimi contributivi e anagrafici introdotti nello scorso 2012 hanno di fatto reso già fragili e penalizzato i lavoratori precoci. Ricordiamo che questa particolare categoria prende in esame tutti quei lavoratori che hanno cominciato le attività lavorative prima dei 18 anni di età: per loro il governo starebbe pensando un intervento che preveda il riconoscimento di un bonus sui contributi di 3-4 mesi per ogni anno di lavoro svolto da minorenni. Sulla spinta dei sindacati, si sta cercando di ovviare a quella che per molti resta un’ingiustizia: al momento infatti i precoci possono accedere alla pensione anticipata con regole standard, con 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età.

La riforma pensioni che sta per essere messa sul piatto della nuova e prossima legge di Bilancio prevede un addio complesso e che sta rendendo più di una polemica in seno alla maggioranza. Con l’introduzione di un rinnovo completo della quattordicesima, il ministro Poletti sta parallelamente cercando di abbattere l’utilizzo del calcolo Isee per le strutture previdenziali. Addio all’idee quindi? Sempre più è questa la direzione del governo, visto che secondo gli studi Inps e del Ministero del Lavoro, quello che non andrebbe sarebbe il troppo complicato filtro del “riccometro”, l’Isee misura reddito e patrimonio dell’intero nucleo familiare. Niente più aumento indistinto delle pensioni minime, inizialmente gettonato dallo stesso Renzi, bensì aumento delle quattordicesime, ovvero di quell’assegno girato dallo Stato verso chi prende fino a 750 euro al mese di pensione. Siamo certi che però Renzi abbandonerà del tutto l’idea originaria?

Sul tema della riforma pensioni non si placano le polemiche dopo questi ultimi giorni di accordi tra governo e sindacati che porteranno la norma a regime nella prossima Legge di Bilancio da approvare entro fine anno. Dopo l’annuncio di Renzi che intende rilanciare il tema delle pensioni minime, della cancellazione quasi totale delle ricongiunzioni onerose e del rinnovo di quattordicesima e Ape con misure più economicamente sostenibile dal cittadino, i sindacati in primis e anche le opposizioni provano a contestare/limare quello che di molto vedono che non funziona nell’impianto di “flessibilizzare” la legge Fornero. Sul blog dell’Associazione amici di Marco Biagi - giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse - è intervenuto ieri sera Maurizio Sacconi, ex ministro del Welfare per il governo Berlusconi. La sua posizione è chiara e propone una via di fuga per gli accordi Inps-Governo: «Nei pur necessari aggiustamenti della ideologica riforma Fornero la primaria attenzione dovrebbe essere dedicata a coloro che, già adulti al momento della sua approvazione, rischiano ora di rimanere senza lavoro e senza pensione». Secondo Sacconi la via principale per evitare questo esito che colpisce lavoratori di ogni livello retributivo, «è quella di favorire accordi collettivi o individuali». Ma quale sarebbe dunque il vantaggio? Lo spiega ancora Sacconi, «Ciò potrebbe consistere nella possibilità per il datore di lavoro di effettuare versamenti contributivi sul conto del dipendente anche oltre la percentuale sul salario e oltre la cessazione del rapporto. Questi versamenti dovrebbero avere lo stesso trattamento fiscale di quelli ordinari. Se invece tutta la spesa si concentrasse su misure assistenziali, saremmo nella logica del reddito di cittadinanza e non dell’accompagnamento dei processi di riorganizzazione produttiva e ricambio generazionale». Resta ora da capire se il Governo prenderà spunto da questa indicazione o se tirerà avanti con il pilo Poletti-Boeri-Nannicini sui punti principali del nuovo impianto pensionistico italiano.

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