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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Le novità per i fondi pensione degli italiani

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La legge di Bilancio 2017, approvata definitivamente il 7 dicembre u.s., è nuovamente intervenuta su tale aspetto, prevedendo un'esenzione di imposta a favore dei redditi generati dalle somme destinate fino al 5% dell'attivo patrimoniale dei fondi pensione in investimenti cosiddetti "qualificati", rappresentati da azioni o quote di imprese residenti in Italia o in Stati membri dell'Unione europea con stabile organizzazione in Italia, oppure da azioni o quote di organismi di investimento collettivo del risparmio (ad esempio, i fondi comuni) residenti in Italia o Unione europea, che investano prevalentemente nei predetti titoli. Per godere del beneficio fiscale è previsto un vincolo di detenzione minima di 5 anni. Il vantaggio fiscale non opera soltanto sui rendimenti prodotti dal fondo pensione, ma anche in capo al percettore della prestazione finale, non essendo assoggettati all'imposta sul reddito (Irpef) neppure in tale fase.

Diversamente dal 2014, il Legislatore non ha dettagliato l'oggetto degli investimenti agevolabili, limitandosi a inserire un limite geografico (Italia o Europa) e temporale (5 anni); spetterà verosimilmente alle funzioni competenti del fondo pensione decidere come investire, ossia se destinare le risorse verso titoli quotati sui mercati finanziari, senza discostarsi molto dalle politiche attuate finora salvo una maggiore concentrazione nazionale ed europea, o selezionare imprese e settori sensibili dell'economia, con un potenziale sviluppo per diverse aree del Paese.

Non posso non notare un grande assente - almeno ad una prima e superficiale lettura della norma - tra i potenziali beneficiari di questa pur importante agevolazione: il mondo del non profit, rappresentato da quella miriade di associazioni e imprese che hanno contribuito non poco a sostenere le famiglie e le persone in questa situazione di perdurante crisi economica. Si sarebbero potute prevedere ulteriori agevolazioni fiscali in caso di devoluzione da parte dei fondi pensione di somme a sostegno di attività e progetti sociali, ambientali o educativi per garantire comunque una forma di redditività: un po' il mestiere delle fondazioni per intenderci. Sarebbe stata una boccata di ossigeno per il Terzo settore e, perché no, anche per la previdenza complementare, che per definizione ha una finalità sociale.

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