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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2016/ Le novità per i fondi pensione degli italiani

Oltre alla riforma delle pensioni, la Legge di stabilità 2017 ha varato interventi che riguardano i fondi pensione, in particolare un'esenzione di imposta, spiega GIAN LUCA BARBERO

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In un sistema finanziario moderno i fondi pensione svolgono una funzione centrale: agiscono, infatti, come fattori di sviluppo e stabilità, potendo contare generalmente sia su un flusso costante di contribuzioni in entrata, sia su risorse di stock in accumulo, considerata l'indisponibilità delle somme che costituiscono la posizione individuale (il cosiddetto "zainetto") da parte dello stesso lavoratore, se non al momento dell'accesso alla pensione. Per la verità, in Italia questo effetto è temperato da almeno due fattori: il primo è la crisi economica che rende il lavoro sempre più precario e privo di tutele e forme di incentivazione alternative ai puri incrementi salariali (tema già analizzato più volte); ciò naturalmente crea discontinuità lavorativa che si riflette sul finanziamento dei fondi pensione, con piani di risparmio che subiscono lunghe e spesso definitive battute di arresto. Il secondo è la possibilità prevista dai fondi pensione italiani di attingere in vari modi al proprio zainetto prima della pensione, che possono ridurne l'ammontare in misura significativa. 

In ogni caso, la presenza di investitori istituzionali di lungo termine (in Italia, il patrimonio dei fondi pensione vale complessivamente 140 miliardi di euro) va di pari passo con la possibilità di dirottare risorse verso settori anche nevralgici dell'economia, contribuendo a costruire quel sistema alternativo al tradizionale credito bancario di cui ci sarebbe un gran bisogno. Si tratta di un mondo relativamente giovane: pur essendoci esperienze in alcuni casi secolari, soprattutto nel ramo bancario e assicurativo, la legge che disciplina in modo organico l'istituzione e il funzionamento dei nuovi fondi pensione risale al 1993 e ha subito profonde revisioni nel corso degli anni: nel 2007, ad esempio, è stata introdotta la possibilità di destinare ai fondi pensione il Trattamento di fine rapporto (Tfr), anche con meccanismi di silenzio-assenso, decorsi sei mesi dall'assunzione. Chi ha un po' di familiarità con il settore è consapevole di un quadro normativo assai articolato, a tratti intricato e confuso, con scelte non sempre coerenti da parte del Legislatore, soprattutto sul piano fiscale.

La Legge di Stabilità 2015 ha - diciamo pure "proditoriamente" - innalzato l'aliquota di tassazione dei rendimenti finanziari prodotti dalla gestione dall'11% al 20% e ne ha stabilito addirittura l'effetto retroattivo all'esercizio 2014 in barba allo Statuto del contribuente, espressamente derogato per l'occasione: in prospettiva, l'aumento di 9 punti percentuali della tassazione potrebbe tradursi in una riduzione della rendita vitalizia annua di oltre il 3% in capo al percettore, ipotizzando una gestione in monte mista con il 50% di Titoli di Stato che scontano una minore aliquota e in una riduzione del 6% in assenza di Titoli di Stato. Va detto per completezza che la medesima legge ha previsto un'agevolazione in forma di credito di imposta (del 9%) a favore delle risorse destinate dai fondi pensione a sostegno dell'economia reale in alcuni settori strategici, quali la produzione e il trasporto di energia, il turismo, le infrastrutture, ecc. Ma il meccanismo per fruirne è piuttosto complesso e l'entità dello stanziamento dello Stato a tal fine (80 milioni di euro a decorrere dal 2016) va ripartita con le Casse di previdenza.