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Lavoro

Riforma pensioni novità 2017/ L'Inps respinge le richieste di rimborso degli arretrati (ultime notizie live e news Oggi 17 gennaio)

Riforma pensioni novità 2017, oggi 17 gennaio: Ape anche per chi ha pensione di reversibilità. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi riguardanti le pensioni

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Specie alla fine dell’anno, in contemporanea con il varo della riforma delle pensioni, diversi italiani hanno scritto all’Inps chiedendo di avere gli arretrati dovuti dopo che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco delle indicizzazioni delle pensioni operato dal Governo Monti. Infatti, il “bonus Poletti” ha restituito ai pensionati solamente una parte di quanto dovuto. Ora l’Inps, secondo quanto riporta Avvenire, ha cominciato a rispondere alle lettere inviate negando la possibilità di poter dare quanto chiesto. La motivazione data per questa risposta è rappresentata proprio dal bonus Poletti. Il sito del quotidiano della Cei riporta anche il testo che l’Inps sta usando: “Gentile Sig./ra o Gentile Avv., in riscontro alla Sua richiesta di rivalutazione del trattamento pensionistico in godimento per gli anni dal 2012 al 2015 a seguito della sentenza n. 70/2015 della Corte costituzionale, si comunica che la stessa non può essere accolta in quanto l’Istituto ha già pienamente adempiuto dando puntuale esecuzione alle previsioni contenute nel DL n. 65/2015 convertito in legge n. 109/2015 che disciplinano la materia”.

All’Anticipo pensionistico introdotto con la riforma delle pensioni approvata a dicembre non possono accedere i titolari di pensioni. Il che parrebbe assolutamente logico. C’è da fare però una precisazione, che emerge chiaramente dalle domande poste agli esperti de Il Sole 24 Ore. Una lettrice infatti rispetterebbe i requisiti anagrafici e contributivi richiesti per accedere all’Ape, tuttavia è titolare di una pensione di reversibilità dovuta al fatto che suo marito è deceduto. Non dovrebbe quindi avere diritto all’Ape? Gli esperti del quotidiano di Confindustria ritengono che la donna possa assolutamente utilizzare il nuovo strumento di pensionamento anticipato, “poiché la norma che impedisce il ricorso a questa soluzione fa riferimento a lavoratori titolari di un trattamento pensionistico diretto. Nel caso in esame, invece, la pensione di cui si tratta è quella ai superstiti, che rientra fra le prestazioni definite ‘indirette’”.

Le indiscrezioni secondo cui Marco Leonardi sarà la persona incaricata, nella compagine del Governo Gentiloni, di seguire in prima persona il tema della riforma delle pensioni, succedendo così a Tommaso Nannicini, stanno prendendo sempre più corpo. Insieme ad altri rumors secondo cui il professore di Economia politica potrebbe dar vita a una forma nuova di Opzione donna. O almeno questo è quello che sostiene urbanpost.it. Da parte nostra possiamo solo ricordare che Nannicini aveva parlato dell’ipotesi di predisporre uno strumento simile all’Ape, ma tarato sulle esigenze particolari delle donne, che spesso nella loro vita lavorativa non riescono a cumulare gli stessi contributi degli uomini. Tuttavia il Governo è cambiato e non è detto che il progetto venga ripreso in mano dal nuovo esecutivo. Per ora basterebbe che il cumulo contributivo gratuito fosse reso utilizzabile anche da coloro che vogliono accedere a Opzione donna. Infatti, così come nel caso di alcune categorie di esodati, questa novità introdotta con la Legge di stabilità resta loro preclusa. E non se ne capisce bene il motivo. Di certo se il Governo intervenisse su questo fronte ci sarebbero delle italiane contente e non dovrebbe neanche mettere sul piatto delle risorse ingenti. E probabilmente potrebbe non doverlo fare studiando una nuova formula per Opzione donna, la quale attualmente, grazie al ricalcolo contributivo dell’assegno pensionistico, comporta un risparmio nel lungo termine per il sistema previdenziale. Opzione donna, di fatto, consente alle italiane che ne hanno i requisiti di accedere alla pensione anticipata “pagando” un conto piuttosto salato.

Anche Luca Zaia si schiera a favore dei lavoratori precoci, cui la riforma delle pensioni non ha portato la tanto richiesta Quota 41, se non in casi limitati. Il Governatore del Veneto, sulla sua pagina Facebook, ha condiviso un video tratto da un servizio del Tg3 regionale in cui si parla di Lucio Dandolo, un operaio che ha 57 anni e lavora da quando ne ha 15. Attualmente fa l’autista e tra le altre cose si occupa dell’asfaltatura delle strade: un lavoro che non può certo definirsi leggero, soprattutto a una certa età. In ogni caso la legge parla chiaro e lui dovrebbe aspettare marzo del 2018 per raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi necessari a poter accedere alla pensione. Per questo Zaia scrive: “Vi pare giusto che persone come il sig. Lucio, a 57 anni, dopo 42 anni di lavoro, non possano godersi il meritato riposo? Vi sembra normale che una legge, la riforma Fornero, non tenga in considerazione la fatica e il sacrificio dei molti che hanno cominciato a lavorare giovanissimi?”. È nota la posizione della Lega Nord sulla Legge Fornero e i lavoratori precoci e Luca Zaia l’ha ben ribadita.

Arriva una notizia molto interessante per i pensionati italiani. Se infatti l’ente erogatore (come per esempio l’Inps) si accorge di aver sbagliato a fare i calcoli della pensione dovuta, può certo rettificarne l’importo, ma non recuperare le somme già corrisposte, a meno che il “di più” avuto non sia stato generato dal dolo del pensionato. Come riporta studiocataldi.it, infatti, la sezione lavoro della Cassazione ha rigettato “il ricorso dell'Inps avverso la decisione d'appello che aveva riconosciuto ad un avvocato il diritto alla retribuzione e al trattamento di quiescenza corrisposti dall'istituto durante il rapporto di lavoro intercorso e l'attribuzione della pensione originariamente corrisposta dalla data delle dimissioni, ‘costituendo i medesimi diritti quesiti intoccabili per fatti successivi’”. La Corte ha quindi stabilito che “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita prestazione sia dovuta a dolo dell'interessato”. 

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