BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017 / Con Aprile assegni "decurtati" (ultime notizie live e news oggi 17 gennaio)

Riforma pensioni novità: a partire da aprile ci sarà da restituire parte dell'assegno. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali di oggi, 17 gennaio 2017

LapresseLapresse

Non arrivano buone notizie per i pensionati italiani. E non per effetto di qualche riforma delle pensioni. L’Inps, infatti, ha diffuso oggi una circolare per spiegare non vi sarà alcuna rivalutazione delle pensioni per il 2017, dato che un decreto del ministero dell’Economia e delle finanze ha stabilito che l’aumento di perequazione automatica da attribuire alle pensioni è pari allo 0%. L’Istituto nazionale di previdenza sociale fa anche sapere che il trattamento minimo resta fissato a 501,89 euro mensili. Fin qui nulla di “tragico”. La brutta notizia l’Inps la dà poco dopo, spiegando che nel 2017 bisognerà recuperare lo 0,1% delle perequazioni operate nel 2015, cosa già avvenuta, spiega l’Inps, “per la generalità dei pensionati, sulle mensilità di maggio e giugno 2016. Il recupero del differenziale negativo pari allo 0,1%, relativamente ai ratei corrisposti nel 2015, viene effettuato in massimo 4 rate, dalla mensilità di aprile 2017, con il limite minimo di 1 euro per ciascuna rata. Gli importi inferiori a 1 euro vengono recuperati in unica soluzione”.

I lavoratori precoci hanno deciso di scrivere a Marco Leonardi, che, secondo alcune indiscrezioni, dovrebbe occuparsi, tra i membri della squadra di Governo, di riforma delle pensioni. Uno di loro ha quindi pensato di ricordare le motivazioni che sono alla base della loro richiesta di andare in pensione dopo 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. “Le nostre richieste sono state accettate in una piccolissima parte. Solo per alcune categorie che per la verità dovevano già godere di questo beneficio perché in gravi difficoltà. Ma per il rimanente di noi che questo Paese lo abbiamo costruito e fatto crescere, versando fior di contributi, non c’è stato concesso niente, rimane solo la Legge Fornero”, si legge nel testo di questa missiva, ricordando anche che se i lavoratori precoci potessero andare in pensione come chiedono si libererebbero dei posti di lavoro per i giovani, così da contribuire allo “svecchiamento” della forza lavoro. Il lavoratore precoce chiede quindi a Leonardi che prima di prendere ogni decisione ascolti le loro storie, magari dando un’occhiata al gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”.

Dagli esodati arriva la richiesta di apportare degli aggiustamenti a uno degli interventi contenuti nella riforma delle pensioni varata con la Legge di stabilità. Giancarlo Migliore, rappresentante del Comitato dirigenti esodati, ha infatti spiegato in un’intervista a BlastingNews che bisognerebbe rendere possibile il ricorso al cumulo gratuito dei contributi anche per coloro che vogliono accedere all’ottava salvaguardia degli esodati. Di fatto si tratterebbe di poter far valere dei periodi di contributi effettivamente versati e che potrebbero essere utili a chi, magari privo di lavoro e reddito, vedrebbe diversamente allontanarsi ancora la possibilità di poter andare in pensione. Del resto Migliore ha ricordato che la commissione Lavoro del Senato era pronta a inserire questa modifica, ma l’approvazione rapida della manovra, dovuta alla crisi di Governo, ha fatto sì che non potesse essere inserito nel provvedimento.

È scontro tra Associazione nazionale magistrati e Governo. Il 26 gennaio, infatti, l’Anm diserterà l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione in aperta polemica con il Governo per i mancanti interventi richiesti, tra cui anche una piccola riforma delle pensioni. Il gesto ha una forte valenza simbolica, se si pensa che è dal 1991 che non avviene un fatto del genere. Poco dopo, come ricorda Il Manifesto, si aprì l’epoca di Tangentopoli. L’associazione guidata da Piercamillo Davigo non perdona ad Andrea Orlando, ministro della Giustizia rimasto al suo posto nel passaggio dal Governo Renzi a quello Gentiloni, i passi indietro fatti su due temi in particolare. Il primo è quello dell’età pensionabile dei magistrati, dato che è stata prorogata solamente alle cariche apicale della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti, che possono rimanere al lavoro fino a 72 anni, mentre i magistrati “ordinari” sono obbligati ad andare in pensione a 70 anni. Luca Paniz, vicepresidente dell’Anm, ha spiegato che non c’è la richiesta di rendere strutturale la deroga per tutti i magistrati. Il punto è che sono previsti cinquecento pensionamenti su un organico totale di 8.000 magistrati ed è facile quindi immaginare gli effetti che ciò produce sulle attività delle procure. “Sarebbe necessario contingentare le uscite almeno nel 2017 e fino alla copertura degli organici”, ha aggiunto Paniz, ricordando altresì che i magistrati hanno un’età di ingresso in carriera piuttosto elevata. L’altro fronte di scontro aperto riguarda i termini necessari perché un magistrato possa chiedere il trasferimento di sede, che il Governo ha portato da 3 a 4 anni. Su entrambi i punti il Governo aveva promesso un intervento nel decreto milleproroghe che non c’è stato. Il ministro Orlando aveva quindi detto che interverrà sui temi con il ddl penale, che resta però fermo in Parlamento.

© Riproduzione Riservata.