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Lavoro

PIANO IMMIGRAZIONE/ La sfida di Minniti passa dal lavoro

Marco Minniti presenterà oggi, il nuovo piano del governo Gentiloni sull’immigrazione, dove il lavoro avrà un ruolo importante. Il commento di GIANCAMILLO PALMERINI

Marco Minniti (Lapresse)Marco Minniti (Lapresse)

Il ministro dell’Interno Marco Minniti presenterà oggi, davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati, il nuovo piano del governo Gentiloni sull’immigrazione. Domani lo illustrerà, quindi, alla Conferenza Stato-Regioni. L’estensione della rete dei Centri di identificazione ed espulsione (i “famosi” Cie) e la riforma del sistema d’asilo saranno così i cardini del programma del governo, almeno secondo le indiscrezioni emerse sulla stampa italiana negli ultimi giorni.

Le stesse fonti ben informate ci dicono che, com’era stato peraltro già annunciato, la rete dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) sarà estesa. I Cie attivi passeranno, infatti, da quattro a venti, su tutto il territorio nazionale. Alla fine, insomma, se ne prevedrà uno a regione, ma dovrebbero essere escluse Valle d’Aosta e Molise. I centri si chiameranno ora, dopo il restyling, Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e potranno contenere, in un regime di detenzione amministrativa, al massimo cento persone in attesa di essere rimpatriate. Infine, per rispondere a chi denuncia le violazioni dei diritti umani nei centri, si prevede di nominare un’autorità garante del rispetto dei diritti umani.

Sempre secondo le indiscrezioni pubblicate in questi giorni, il “Piano Minniti” prevedrà che sarà obbligatorio per i richiedenti asilo lavorare a partire dal secondo mese dalla presentazione della domanda di tutela. L’impiego di queste persone è, ovviamente, pensato soprattutto per lavori socialmente utili e potrebbe essere un requisito obbligatorio per l’ottenimento della protezione internazionale. In questo quadro verranno attivate una serie di convenzioni con le aziende disponibili ad ospitare i rifugiati come stagisti.

Gli amministratori locali sottolineano che il nuovo piano raccoglie lo spirito, e l’esempio concreto, di molte delle buone pratiche avviate in questi ultimi anni da alcuni sindaci, e comuni, più sensibili al tema. La scelta di fondo è certamente condivisibile perché valorizza il ruolo, e il valore, del lavoro come elemento di integrazione tra vecchi e nuovi, seppur a titolo temporaneo, italiani.

Molti problemi, infatti, relativi all’accettazione dei migranti da parte delle comunità sono legati al fatto che, almeno fino a oggi, questi non potevano svolgere nessun tipo di attività e passavano le loro giornate in un “dorato” dolce far niente. Da domani, almeno se le indiscrezioni di questi giorni saranno confermate, le cose cambieranno.


COMMENTI
18/01/2017 - Perplessità (2°) (ALBERTO DELLISANTI)

Ma insomma più della metà degli degli Italiani sta meglio di me. E similmente a me e ai miei pari non patisce alcunché. Verranno degli Italiani della stazza che avevano i De Gasperi, gli Adenauer, gli Schumann, i Derlors, ecc. i fondatori di una Europa vera, non della asfittco-tedesca di oggi? Spariranno i Renzi (il quale su gli immigrati è riuscito, come Governo da lui condotto, a lucrare)? Spariranno gli Alfano, i Verdini, i Berlusca, i Prodi, i Padoan, le Boschi e quant'altri?

 
18/01/2017 - Perplessità (1°) (ALBERTO DELLISANTI)

Da un lato condivido lo spirito con cui Palmerini accoglie la proposta nuova di Minniti di far svolgere ai migranti richiedenti asilo lavori socialmente utili, da subito. Senza lasciarli a marcire in una maledetta "inedia". D'altronde siamo passati da Alfano a Minniti. Il primo è un nano rispetto al secondo. Il secondo un "gigante" rispetto al primo. (Eppure Angelino è stato premiato con il Ministero degli Esteri nel segno del suo dialetto siculo, anziché venire congedato. Potere del 3% che prende ancora con Lupi e con la Lorenzin). Ma non sono d'accordo con la facilità del distribuire la patente di populista (nella negativa accezione che gli si dà) a chi già rileva le conseguenze negative che si avranno per italiani già poveri, i quali perderanno il posticino di lavoro a favore dei migranti che non sono da retribuire. Diverranno ancora più poveri, più disgraziati, ingrossando le nostre fila degli svantaggiati (che termine pudico...!). Mentre i migranti sono mantenuti a spese dello Stato Italiano. Io sono un classe media di quella che guarda all’ingiù, non certo all’insù. E faccio in tempo a non venire toccato personalmente da questo maledetto creare poveri, nel tentativo di eliminarne altri. Un fenomeno a somma NON zero, ma di incremento dei disgraziati. Non vi è spazio, ma nemmeno ho le competenze per dire chissà che.