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REFERENDUM CGIL/ Cosa può cambiare con il voto degli italiani

Susanna Camusso (Lapresse) Susanna Camusso (Lapresse)

Il secondo quesito ammesso si riferisce invece alla disciplina della responsabilità solidale del committente in materia di appalto, contenuta nell'articolo 29 della Legge Biagi e modificata da ultimo dalla Legge Fornero. Questa norma originariamente stabiliva che l'impresa (c.d. committente) che affidi lo svolgimento di un'opera o di un servizio a un'altra impresa (appaltatore) dovesse rispondere assieme a quest'ultima (c.d. responsabilità solidale) dei danari dovuti a titolo di retribuzioni, Tfr e contributi ai lavoratori dell'appaltatore per l'opera e i servizi effettuati. In pratica, se l'appaltatore non pagava, doveva intervenire il committente (il quale, dopo aver pagato, poteva provare a rivalersi sull'appaltatore).

La norma era evidentemente volta a tutelare i dipendenti delle imprese appaltatrici scarsamente affidabili e a indurre i committenti a scegliere gli appaltatori non solo in base al criterio del prezzo più basso, ma valutando anche la serietà e solidità economica del fornitore. La Legge Fornero (precisamente l'art. 4, comma 31, della legge n. 92 del 2012) è intervenuta in materia escludendo, anzitutto, la solidarietà tra committente e appaltante qualora il Contratto collettivo nazionale di lavoro abbia "individuato metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti". La Legge Fornero ha inoltre introdotto il "beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell'appaltatore". Ovvero: il lavoratore che agisce per il recupero del suo credito di lavoro deve prima agire nei confronti dell'impresa appaltatrice e solo dopo un esito infruttuoso può farsi pagare dal committente.

Le predette modifiche introdotte sono state ampiamente criticate. In via di estrema sintesi, la prima modifica è stata criticata perché ritenuta troppo generica (quale Contratto collettivo nazionale di lavoro deve assumere rilievo? Quello applicato dall'appaltatore o quello applicato dal committente?) e perché si teme che i contratti collettivi possano introdurre dei metodi di controllo inidonei a evitare "fregature" per i lavoratori. La seconda modifica è accusata di aver reso più difficile e oneroso per il lavoratore ottenere il pagamento di quel che gli è dovuto (fino a che punto si devono spingere le azioni giudiziali del lavoratore prima di poter essere pagato dal committente? E se l'appaltatore non si riesce più a trovare?). Il quesito referendario mira ad abrogare le modifiche introdotte dalla Legge Fornero e a ripristinare il testo originario della Legge Biagi.

In conclusione: i due quesiti ammessi vertono su temi complessi e delicati, che coinvolgono comunque un grandissimo numero di lavoratori. Scontata la querelle circa l'idoneità o meno dello strumento referendario a risolvere i problemi sul tappeto, c'è da chiedersi se la materia sottoposta al vaglio popolare questa volta sarà in grado di calamitare davvero l'attenzione (visto che nel 2003 il referendum sull'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non raggiunse il quorum).

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