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Pensioni 2017/ Inps e riforma, lavoratori precoci al Governo: nessun passo indietro sugli interventi (ultime notizie live e news oggi 21 gennaio)

Pensioni 2017, novità riforma e Inps di oggi 21 gennaio: lavoratori precoci contro il Governo. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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La notizia secondo cui il Governo potrebbe rimettere mano alla riforma delle pensioni per rinviare alcuni interventi o cancellarli mette in agitazioni i lavoratori precoci. Roberto Occhiodoro, uno degli animatori del gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”, non nega che i provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità non abbia soddisfatto le aspettative di chi lavora da tanti anni e vorrebbe andare in pensione, ma avverte il Governo che non è il caso di fare passi indietro, ma che anzi Quota 41 venga approvata per tutti, insieme al blocco del meccanismo che lega i requisiti pensionistici all’aspettativa di vita e a una flessibilità in uscita slegata da mutui o prestiti. Per questo le richieste di Bruxelles andrebbero ignorate. Occhiodoro avverte il Governo di non prendere ancora una volta in giro i lavoratori precoci, che sono stati di essere usati come “bancomat”. E invitano quindi l’esecutivo a non dichiarare loro guerra, perché sono già pronti a entrare in azione come già fatto a giugno e dicembre, in occasione delle elezioni amministrative e del referendum costituzionale.

Il cumulo gratuito dei contributi è una delle novità della riforma delle pensioni, ma su di essa sta nascendo un piccolo caso. Infatti, come riporta Parmadaily.it, “l’Inps e le Casse dei professionisti, a cominciare dall’Inpgi dei giornalisti, danno interpretazioni riduttive della nuova norma”, dicendo che va applicata sulla base dei requisiti più restrittivi, chiedendo che venga rispettata anche nelle casse privatizzate la regola dei 42 anni e 10 mesi di contributi per andare in pensione, quando normalmente ne servirebbero meno. Senza dimenticare il caso di chi ha fatto ricongiunzioni onerose e ha già finito di pagarle: non avrà indietro alcun rimborso. Per questo l’Onorevole Gnecchi e il Senatore Pagliaro hanno depositato delle interrogazioni al ministero del Lavoro per avere dei chiarimenti sull’applicazione del cumulo e anche per chiedere se non si ritenga opportuno varare un provvedimento per non penalizzare chi ha dovuto far ricorso al ricongiungimento oneroso non avendo a disposizione il cumulo contributivo per poter accedere alla pensione.

Cesare Damiano chiede al Governo di smentire il rischio che alcuni interventi previsti nella riforma delle pensioni possano essere rinviati o modificati per far fronte alla richiesta di una manovra aggiuntiva giunta dalla Commissione europea. “Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, al fine di reperire risorse per la manovra aggiuntiva richiesta da Bruxelles, il Governo si appresterebbe a toccare il 'pacchetto pensioni' varato nella scorsa Legge di Bilancio. Se così fosse, ci sarebbe la nostra più ferma opposizione. Il tema pensioni è stato oggetto di un confronto lungo e proficuo con il sindacato e con il Parlamento”, si legge in una nota dell’ex ministro, il quale ricorda che gli interventi in questione sono il frutto di un accordo con i sindacati e dunque “fare un passo indietro ritardando l'applicazione delle regole o, addirittura, cambiando la normativa sulla quattordicesima dei pensionati, sarebbe assurdo e inaccettabile”. Per questo l’esecutivo dovrebbe al più presto smentire queste indiscrezioni.

La nuova definizione di lavoro usurante e gravoso sarà propedeutica, anche in ottica riforma delle pensioni, all'analisi sulla diversificazione dell'aspettativa di vita del lavoratore in base all'attività svolta. Lo ha evidenziato Massimo Cassano, sottosegretario al Welfare, in occasione di una interrogazione parlamentare di ieri presso la Commissione Lavoro alla Camera. Il Governo, dunque, avvierà uno studio tra il rischio di mortalità e lo svolgimento delle attività lavorative gravose. Si tratta di una questione che va affrontata anche in vista della ripresa del confronto con i sindacati sulla riforma delle pensioni, come previsto dal verbale dello scorso settembre. Qualcosa comunque sta già cambiando: con la recente legge di Bilancio chi svolge lavori usuranti e i lavoratori notturni non dovranno attenersi all'adeguamento alla speranza vita sino al 31 dicembre 2026, un beneficio che, come riportato da PensioniOggi, era impensabile fino a poco tempo fa.

Elsa Fornero, autrice di una riforma delle pensioni che continua a far discutere, è tornata a parlare di previdenza durante l’ultima puntata della trasmissione diMartedì. L’ex ministro del Lavoro ha detto di essere stata sempre favorevole alla flessibilità pensionistica e di averla sostenuta in diversi suoi lavori accademici. Tuttavia ritiene che non debba essere fatta “sulle spalle” di qualcun altro. Inoltre, dal suo punto di vista esistono lavori più gravosi di altri e che meriterebbero dei requisiti pensionistici diversi, anche perché ci sono invece persone che starebbero più volentieri al lavoro, magari in virtù di una professione particolare, piuttosto che andare in pensione. Non manca chi sui social, dopo queste parole, fa notare alla Fornero che queste sue dichiarazioni non sembrano trovare riscontro nella riforma delle pensioni che porta il suo nome, considerando che ha alzato i requisiti pensionistici per tutti, senza tenere in considerazione le differenze tra le varie professioni, anzi non ricordando nemmeno che nella scuola il calendario anche per l’accesso alla pensione è diverso da quello previsto per gli altri lavori. La Fornero ha già avuto però modo in passato di spiegare che la legge che porta il suo nome andava varata in poco tempo e che comunque poteva essere cambiata dai governi che sono arrivati dopo. Tant’è che anche in questa occasione ha fatto notare che l’impianto del sistema pensionistico non è stato cambiato dagli interventi varati con l’ultima Legge di stabilità. A proposito dell’Ape, l’ex ministro ha detto di ritenere che non avrà molto successo, perché molti italiani non accetteranno di andare in pensione percependo un assegno più basso necessario a rimborsare un prestito bancario.

Una buona notizia per i lavoratori esposti all’amianto è arrivata dalla direzione centrale dell’Inps, che ha sbloccato la pratica relativa al riconoscimento delle pensioni contestate a molti lavoratori liguri dell’Ilva e dell’Ansaldo. Ne dà notizia Il Secolo XIX, ricordando appunto che centinaia di persone si erano viste bloccate le loro richieste di pensionamento. “Con la recente comunicazione della direzione centrale dell’Inps, è stato chiarito che le certificazioni di esposizione all’amianto devono essere riconosciute a tutti i lavoratori interessati, compresi coloro che, dopo essersi opposti in giudizio alla revoca indiscriminata delle certificazioni, avevano dovuto registrare sentenze negative passate in giudicato”, hanno detto i deputati Anna Giacobbe e Mario Tullo. Nei mesi scorsi c’erano state mobilitazioni per poter ottenere questo risultato, che finalmente è arrivato.

Se la riforma delle pensioni ha portato a novità sulla pensione anticipata, il sito di Ipsoa ricorda che per coloro che sono iscritti alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti dopo il 1° gennaio 2004 e hanno raggiunto i 62 anni di età (e hanno almeno 5 anni di contributi), è garantita la possibilità di accedere alla pensione unica contributiva con decorrenza dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Gli iscritti alla Cassa con data antecedente al 1° gennaio 2004 possono invece accedere alla pensione di vecchiaia anticipata, per la quale occorre avere 61 anni di età e 38 di contributi, oppure 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. 

Nonostante la riforma delle pensioni, l’importo delle minime resta piuttosto basso. Addirittura Vincenzo D’Anna le definisce “vergognose in uno stato di diritto”. Il Senatore di Ala-Sc, intervenendo nell’aula di palazzo Madama ha quindi chiesto di far sì che si possano chiedere indietro delle risorse a chi in passato ha avuto più del dovuto, per poter recuperare così delle risorse da destinare a un aumento delle pensioni minime, aiutando i più bisognosi. Il riferimento sembra essere alle baby pensioni. E infatti, secondo quanto riporta campanianotizie.com, D’Anna ha detto: “Se in queste aule non è chiara la questione che abbiamo un milione di baby pensionati che percepiscono una pensione calcolata sull’ultima retribuzione (ovvero del 60% più alta rispetto a quanto gli spetterebbe), se insomma non risolveremo la questione dei ‘diritti acquisiti”, non avremo mai le risorse necessarie per perequare”.

Ci sono novità importanti in tema di riforma delle pensioni che vengono riportate da Orietta Armiliato in un post sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social. Risulta infatti che il decreto milleproroghe sia stato incardinato presso la commissione Bilancio del Senato e che siano già pronti degli emendamenti in tema previdenziale. In particolare, per rendere possibile il cumulo gratuito contributivo, introdotto con la Legge di stabilità 2017, anche nei casi di Opzione donna e ottava salvaguardia degli esodati. Verrebbe così accolta una richiesta che da tempo la stessa Armiliato, con il supporto di tutte le appartenenti del comitato, ha avanzato al mondo politico. Inoltre, sembra che ci siano degli emendamenti per la proroga al 2018 di Opzione donna. “Ovviamente non ci facciamo alcuna illusione sugli eventuali positivi accoglimenti di queste istanze”, aggiunge la Armiliato. Non resta che aspettare e vedere cosa accadrà.

Come noto, il termine per presentare la domanda di cessazione dal servizio e di collocamento in pensione per insegnanti e personale della scuola era fissato al 20 gennaio. Tuttavia, secondo quanto riporta orizzontescuola.it, la Cisl ha fatto sapere che è stata varata una proroga fino a lunedì 23 gennaio. Non sembra esserci una proroga quindi “importante”, considerando che si forniscono tre giorni in più per presentare la domanda. Senza dimenticare che per il personale della scuola resta l’annoso dubbio sul da farsi riguardo l’Ape. Infatti, ancora non si sanno le condizioni precise e puntuali con cui si potrà accedere all’Anticipo pensionistico e dunque al momento è difficile poter valutare la “convenienza” o meno di questo strumento. Se poi l’Ape si potrà utilizzare da maggio la domanda di pensionamento va comunque presentata adesso a fine gennaio? Purtroppo il Miur non è intervenuto a sciogliere i dubbi.

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