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Lavoro

VOUCHER LAVORO/ C'è qualcuno che pensa ai giovani italiani?

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Quindi, i voucher servono, non solo alle imprese o alle famiglie, ma ai lavoratori (in particolare giovani). Ovviamente vanno limitati e circoscritti ad alcune attività, soprattutto perché in queste collaborazioni occasionali, svolte per lo più da giovani, la componente formativa legata in particolare alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è sostanzialmente assente. È opportuno quindi limitare l'utilizzo a settori dove il rischio infortuni è limitato e la componente formativa e di conoscenza esperienziale è bassa.

La soluzione a mio avviso non è abolirli, ma trovare un'ipotesi di utilizzo equilibrata, affinché questo possa essere uno strumento che generi delle opportunità e non si trasformi in una trappola, di viziosa oppressione o costrizione. Credo infine che questo binomio sia uno dei grandi dilemmi che ci porteremo per il 2017 sul tema del lavoro dei giovani. Per esempio, ancora si discute se i giovani devono andare all'estero o no: al di là dell'investimento perso dal sistema Paese in educazione, la questione è se per un giovane emigrare è un'opportunità o una costrizione. Costrizione non in termini di sacrificio, perché i sacrifici li hanno fatti i nostri nonni e non vedo perché i giovani di oggi non li debbano fare, ma costrizione intesa come impossibilità a tornare, in quanto non viene riconosciuta e valorizzata la propria professionalità. I giovani se vedono un'opportunità all'estero devono partire e se questo Paese vede nei suoi giovani delle potenzialità non li deve limitare, ma anzi diventare lui stesso attrattivo affinché dopo un'esperienza di qualche anno fuori dai propri confini sia in grado di riaccogliere i suoi ragazzi.

Nelle valutazioni, scelte e decisioni che verranno prese in tema di mercato del lavoro e giovani la speranza è che si valuti bene come favorire l'emergere di opportunità, perché molti ragazzi non chiedono altro che questo.

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