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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017/ Il Governo apre a una revisione dell'aspettativa di vita (ultime notizie live e news, oggi 25 gennaio)

Riforma pensioni novità: il Governo pronto a rivedere il meccanismo dell'aspettativa di vita. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali di oggi, 25 gennaio 2017

Tito Boeri (Lapresse) Tito Boeri (Lapresse)

Buone notizie per coloro che sperano in una riforma delle pensioni capace di portare a dei cambiamenti sul meccanismo che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Il Governo, secondo quanto riporta pensionioggi.it, avrebbe aperto a una revisione di questo sistema. Massimo Cassano, sottosegretario al Welfare, ha infatti risposto a un’interrogazione parlamentare di Marialuisa Gnecchi sul tema e la posizione dell’esecutivo è quello di cominciare ad avviare uno studio “volto all'analisi del differenziale di mortalità imputabile all'attività lavorativa svolta. In particolare, attraverso un apposito tavolo tecnico o un osservatorio permanente finalizzato alla individuazione e monitoraggio delle attività usuranti, si potrà procedere in maniera più mirata all'elaborazione delle stime tecniche necessarie per la diversificazione dell'aspettativa di vita”. Non resta che vedere anche con quali tempistiche ciò avverrà.

La riforma delle pensioni varata ai tempi del Governo Letta aveva previsto un contributo di solidarietà, poi non rinnovato dall’esecutivo di Matteo Renzi, sulle pensioni sopra i 90.000 euro. Come riporta la Tribuna di Treviso, la cosa non era stata gradita da alcuni ex volti noti della sanità locale, che, insieme ad altre decine di professionisti veneti, avevano presentato ricorso alla Corte dei Conti per chiedere di sospendere le trattenute effettuate e “il riconoscimento del diritto a godere del trattamento di pensione nella sua interezza ed originaria consistenza, ossia senza le decurtazioni”. Tuttavia la Corte ha respinto questa richiesta, spiegando che trattandosi di un contributo di solidarietà non poteva essere paragonato a una tassa riguardante una specifica categoria di cittadini, ovvero i pensionati con un assegno elevato. Il tentativo, quindi, non ha avuto esito e i contributi versati non verranno restituiti.

Continuano a far discutere le parole di Tito Boeri sulla riforma delle pensioni. Per Agostino Bonomo, presidente provinciale di Confartigianato Vicenza, in effetti gli interventi varati con la Legge di stabilità “aumentano inevitabilmente la spesa pensionistica, senza porsi il problema della sostenibilità nel lungo periodo”. Sandro Venzo, delegato associativo alle politiche della formazione e del lavoro, batte poi su un altro punto evidenziato dal Presidente dell’Inps, ovvero il fatto che gli oneri degli interventi vengano scaricati sui giovani, ricordando che “se l’Italia non cresce o cresce troppo poco, se per ogni pensionato ormai c’è un solo lavoratore attivo, se il Paese sta invecchiando e non c’è ricambio generazionale, come si può pensare di costruire un futuro per i giovani che consenta loro di arrivare a ottenere una pensione dignitosa possibilmente prima degli 80 anni? Saremo condannati a finanziare la spesa pensionistica con assicurazioni private integrative?”. I due rappresentanti di Confartigianato vorrebbe quindi che lo Stato desse delle risposte incoraggianti a chi è appena entrato o deve entrare nel mondo del lavoro, anche se ciò comportasse dei sacrifici per gli anziani.

Matteo Renzi sembra pronto a sfidare il Movimento 5 Stelle con una riforma delle pensioni per i parlamentari. Secondo quanto riporta Il Messaggero, infatti, il Partito democratico vorrebbe rispolverare una proposta di Matteo Richetti che porterebbe al trasferimento all’Inps della gestione della previdenza dei deputati e senatori. In buona sostanza, costoro avrebbe un trattamento del tutto simile a quello degli altri cittadini italiani. A quel punto non servirebbe a molto evitare le elezioni anticipate per non perdere il diritto al vitalizio (che verrebbe cancellato) e nello stesso tempo si disinnescherebbe una delle “armi” che il Movimento 5 Stelle nell’ultimo mese ha utilizzato contro i principali partiti, in particolare il Pd. Vedremo se in effetti la proposta di legge di Richetti verrà riportata all’attenzione del Parlamento per una discussione che dovrebbe portare in ogni caso a una rapida approvazione.

Coloro che potrebbero accedere all’Ape, la novità più importante della riforma delle pensioni, riceveranno a partire da febbraio dall’Inps la busta arancione. Lo ha spiegato Tito Boeri durante il convegno Tuttopensioni. E il quotidiano di Confindustria spiega che sono circa 285.000 le persone che compiranno 63 anni entro la fine del 2018, avendo anche un’anzianità contributiva di 20 anni e dunque i requisiti necessari a poter accedere all’Anticipo pensionistico. Alcune di loro, circa 135.000, sono però già iscritte al sito dell’Inps, che quindi manderà loro una mail, mentre agli altri 150.000 arriverà la busta arancione con un box relativo all’Ape e l’invito a dotarsi dello Spid per accedere alle simulazioni disponibili sul sito dell’Inps. Secondo Boeri, il fatto che con la manovra sia stato introdotto uno strumento di flessibilità pensionistica porterà a una grande richiesta di informazioni da parte delle persone potenzialmente interessate dall’Ape e per questo l’Inps ha deciso di rafforzare le direzioni territoriali per essere più presente nelle città. Boeri ha in questo senso fatto notare che servirebbero nuove assunzioni, in virtù anche del fatto che “da qualche tempo l’istituto perde circa cento dipendenti ogni mese”. Insomma, se da un lato Boeri ha criticato la riforma delle pensioni, soprattuto nella parte relativa all’aumento della quattordicesima, dall’altro sembra aver già preparato l’Inps ad affrontare nel migliore dei modi l’arrivo dell’Ape a partire da maggio, ricordando che ancora non sono arrivati i decreti attuativi necessari.

Milano Finanza dedica uno spazio ai dati della Covip riguardante i fondi pensione, che in Italia nei primi nove mesi del 2016 hanno visto crescere le adesioni a quota 7,6 milioni, con un aumento del 5,3%. Le masse gestite sono arrivate a superare la soglia dei 146 miliardi di euro, con una crescita annua del 4,5%. Nonostante questo aumento, i lavoratori italiani sono in totale circa 22 milioni e al momento, quindi, solamente un terzo di loro ha scelto di costruire un “sostegno” alla propria previdenza obbligatoria. Forse questo dipende anche dal fatto che gli italiani sono tra i meno preparati in materia di risparmio, secondo qual che riporta un’indagine relativa all’educazione finanziaria comparata a livello internazionale. Solo il 37% degli adulti conosce almeno tre concetti di base tra inflazione, tasso di interesse, capitalizzazione composta e diversificazione del rischio. E anche tra i giovani le cose non vanno bene: i quindicenni italiani sono al penultimo posto mondiale.

Nelle sue ultime dichiarazioni critiche verso la riforma delle pensioni, Tito Boeri ha attaccato anche la classe politica. Partecipando a Tuttopensioni, il Presidente dell’Inps Boeri ha infatti detto che ha notato un certo scetticismo dei politici nei confronti del debito pensionistico implicito. Il quale è molto importante, perché è ‘"qualcosa che c’è oggi a meno che non ci siano in futuro riforme che abbassino i trattamenti. Insomma, forse ci stanno dicendo che ci saranno ulteriori riforme che taglieranno le pensioni, altrimenti il debito implicito è l'impegno preso dallo Stato e va mantenuto”. Secondo quanto riporta Radiocor, Boeri ha spiegato che “il debito implicito è l'impegno preso dallo Stato nei confronti degli attuali e futuri contribuenti. Se si dice che il debito implicito è qualcosa che non ha valore, si sta dicendo che si taglieranno le pensioni in futuro”. Se così fosse, davvero non sarebbero molti gli italiani contenti di quanto si sta facendo.

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