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RIFORMA PENSIONI 2017/ Le verità scomode per Boeri

Tito Boeri (LaPresse) Tito Boeri (LaPresse)

Ora se il debito pubblico implicito rappresenta il valore delle promesse pensionistiche, della sanità e dell'assistenza, queste per poter essere mantenute necessitano dell'accantonamento di quella somma. Tali promesse non debbono essere onorate in un'unica soluzione, ma nel tempo, come ad esempio per le pensioni nel periodo di pensionamento del singolo cittadino. Quindi di anno in anno, una quota del debito pubblico implicito deve essere pagata con le entrate correnti della fiscalità. Nel caso in cui tale somma non sia totalmente pagabile con le entrate fiscali correnti, o si decide di non pagarlo o lo si paga aumentando il debito pubblico esplicito, quindi trasferendo alle future generazioni tale quota di debito implicito. Nel caso in cui si decide di non pagarlo, lo Stato attua una riforma previdenziale, ossia una modifica delle regole alla base della determinazione dell'importo del debito pubblico implicito.

Abbiamo trovato accademicamente l'obiettivo boeriano: una nuova riforma previdenziale che cancelli quelle da lui dichiarate come storture. Ed è vero, storture ce ne sono. Peccato che questo obiettivo, pur nobile - se si potesse considerare una reale par condicio tra beneficiari tipizzati (baby pensioni, ecc.) e soggetti paganti - soffra di distorsioni analoghe che il presidente dell'Inps ha additato all'indice nelle sue esternazioni. Ed è proprio lui in quanto presidente dell'Inps a testimoniare che la sua è una distorsione implicita, rispetto alla legge sulle pensioni vigente. Alla legge, su queste pagine sono stati proposti solo dei correttivi adeguati allo spirito e all'impronta esistente. E questo è avvenuto a partire dalla stessa legge 92 del 2012 che con l'art.4 già allora aveva recepito, nel caso delle crisi aziendali, gestibili con la 223, un passo avanti.

Qual è questa distorsione? È quella di essere un "civil servant" (beh forse poco servant…e a volte anche poco civil…) cioè, in verità, un soggetto pubblico. Ogniqualvolta le uscite degli enti preposti al pagamento di pensioni superano gli incassi di contribuzioni, sorge un debito. Può essere un debito di cassa, transitorio, ma può essere anche un debito permanente basato su un diritto acquisito permanente. L'horror Boeris è qui su questa dizione: diritto acquisito permanente, letto da lui ex gruppettaro di sinistra come elemento di casta dell'ancient regime. Peccato che la casta sia sempre quella degli altri e mai quella alla quale si appartiene… Ma tiremm 'innanz…

Può essere un debito che cresce in modo incontrollato e indefinito quando gli elementi strutturali di un sistema a ripartizione, che sono fondati su calcoli ipotetici, dati da proiezioni altrettanto ipotetiche, vengono a mancare. Chi paga realmente contributi ai sistemi pensionistici e chi no? Ovviamente tutti eccetto i dipendenti pubblici. I dipendenti pubblici infatti pagano i loro contributi non con i loro soldi, ma con i soldi della fiscalità generale, in quanto i loro stipendi sono finanziati dalla fiscalità generale. Le loro pensioni non sono altro che componenti differite dei loro stipendi. Non fa nessuna differenza se i contributi vengono gestiti da una sezione speciale della fiscalità che si chiama "contributi", perché la realtà della cosa è sempre quella.

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