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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2017/ Le verità scomode per Boeri

Il Presidente dell'Inps ha criticato gli effetti della riforma delle pensioni sul debito pensionistico implicito. MARIO CARDARELLI commenta le parole di Tito Boeri

Tito Boeri (LaPresse)Tito Boeri (LaPresse)

Insomma, le cose le diciamo veramente per come stanno o diciamo solo quelle che ci fanno comodo per ottenere i risultati a noi graditi? Comportamento umano comprensibile, ma non giustificabile quando si tratta di una carica pubblica con alte responsabilità, comprese quelle di lanciare allarmi come Boeri ama fare. S'intenda bene, io trovo il professore anche simpatico, oltre che colto e bravo e civilmente sofferente per i destini di un Paese socialmente ferito. Non ne apprezzo tuttavia altri aspetti molto vicini alla domanda evangelica al servitore furbo, su cosa abbia fatto con i talenti che ha ricevuto.

Non so se la scelta dei momenti sia un'astuta tattica per creare difficoltà ai suoi (non graditi) controllori che hanno osato intervenire sulla riforma dell'Inps e sul suo bilancio, che stante il caso Poletti sono politicamente e (pare istituzionalmente) indeboliti e che lo hanno spinto a dichiarare di essere oggetto di una vigilanza intimidatoria. Manco a dirlo tre giorni dopo, replicando quanto fatto tante altre volte in passato, Panorama acclama l'eroico difensore dei diritti, dimenticando che come protegè della famiglia (e della Fondazione DeBenedetti, di cui ha ricoperto la carica di consigliere scientifico) non solo ha mostrato - alla romana - come "essere un soggetto", un po' picaresco, un po' piratesco, ma soprattutto un gran manovratore a destra, a sinistra per restare, lui, al centro.

Inutile chiedersi perché abbia scelto ora e non prima di esprimersi sul debito pubblico implicito: la risposta è nelle righe che precedono… e seguono. Quando Nannicini varò i primi schemi utilizzando una dizione che è utile al suo collega (sono entrambi professori alla Bocconi membri del club think de La Voce) Boeri tacque, o almeno formulò ruminando le stesse osservazioni che facemmo su queste pagine. Tacque fino a quando non ha avuto il palcoscenico adatto per sparare il debito implicito, continuando a coltivare la pessima abitudine di manipolare stringhe nominali a uso e consumo.

Ape è la principale di queste stringhe nominali. Come mai un cattedratico della Bocconi, ben titolato e ben protetto, accetta l'Anticipo pensionistico volontario come artifizio per non alterare lo stato dell'Inps e che rifiuta l'impostazione della contribuzione volontaria generalizzata e finalizzata ad hoc per poi attaccare la manovra utilizzando il debito implicito per far rientrare dalla finestra dell'altra Ape, quella social, quello che era uscito dalla porta? A pochi credo che sia sfuggito come con l'Ape Nannicini, quasi eleggendo Boeri a referral d'eccellenza, abbia fatto confluire al contempo previdenza e assistenza, quasi un "assist calcistico" al suo mentore

Cos'è infatti il debito pubblico implicito o debito implicito, citato da Boeri?  È il debito che lo Stato deve pagare per erogare le future prestazioni previdenziali, sanitarie e assistenziali secondo quanto previsto dalla legislazione vigente, nell'ipotesi che la legislazione sulla previdenza sociale e sulla sanità pubblica resti invariata in futuro. Viene stimato sviluppando delle ipotesi sull'evoluzione della demografia della popolazione dello Stato, secondo scenari macroeconomici di sviluppo e di inflazione.

Il debito pubblico implicito è quindi il valore attualizzato, ipotizzando un fattore di sconto convenzionale, delle obbligazioni future dello Stato nel campo della previdenza sociale e cioè tutta la previdenza, non solo le pensioni. Obbligazioni che Boeri cerca di trasformare tout court in impegni di cassa unisona di milioni di pensionati futuri, generando effetto tsunami sugli auditorii che ama scegliere di volta in volta

Se il debito pubblico esplicito è la somma di obbligazioni che sono state liquidate senza la disponibilità finanziaria, per il quale è stato assunto il debito, il debito pubblico implicito è la somma attualizzata di obbligazioni che dovranno essere liquidate in futuro in base alle normative vigenti sul welfare e quindi previdenza, sanità e assistenza. In una parola lo scenario che ama un altro professore, stavolta di Torino, Beppe Scienza, il cui ultimo grido su Il Foglio è stato: cancellate la previdenza integrativa… è sostanzialmente inutile.