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Lavoro

Riforma pensioni novità 2017/ Contributi per colf e badanti, Ape social, Opzione donna (ultime notizie live e news, oggi 28 gennaio)

Riforma pensioni novità 2017, oggi 28 gennaio: Ape, l’anticipo sarà intorno al 90% del futuro assegno. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi delle pensioni

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La riforma delle pensioni non risolve un problema certamente molto importante per gli italiani: quello di avere un assegno adeguato una volta che lasceranno il lavoro. Tuttavia con la Legge di stabilità sono stati introdotti nel nostro Paese i Pir, i Piani individuali di risparmio, che potrebbe avere anche un importante valenza previdenziale. Tommaso Corcos, amministratore delegato di Eurizon Capital, ha infatti spiegato a Firstonline che "Pir e fondi pensioni sono due strumenti di investimento di lungo periodo, che rispondono a obiettivi non necessariamente alternativi”. Tuttavia presentano una differenza di non poco rilievo: “I versamenti individuali sui fondi pensione (come anche le polizze vita) sono fiscalmente deducibili, mentre i Pir non lo sono, ma offrono un diverso beneficio fiscale e cioè l’esenzione - dopo un periodo di detenzione di 5 anni - dalla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria derivanti dagli investimenti effettuati nel Pir stesso". Un’occasione in più, quindi, per avere risparmi da utilizzare una volta in pensione.

Prosegue lo scontro tra Governo e Anm, che ha a che fare anche con una mancata piccola riforma delle pensioni per i magistrati. Infatti l’Associazione nazionale magistrati non ha preso bene il fatto che l’esecutivo non abbia, come aveva promesso, concesso la deroga al limite dell’età pensionabile per tutti i magistrati, dato che ora solamente le cariche apicali hanno avuto il “permesso” di poter restare al lavoro fino a 72 anni. Oggi Andrea Orlando ha voluto replicare a Piercamillo Davigo, dato che quest’ultimo aveva detto che il Governo non può scegliersi i giudici che vuole, facendo capire che questa “scelta” passa anche dalle pensioni.  “Io non credo che si stia attentando all'autonomia della magistratura perché si modifica l'età pensionabile, perché allora non mi saprei spiegare perché l'Anm non ha protestato quando si decise a suo tempo di portare l'età pensionabile da 70 a 75 anni. Se modificare l'età pensionabile significa scegliersi i giudici, allora questo vale tanto quando si abbassa l'età pensionabile, quanto quando si alza", ha detto il ministro della Giustizia.

Mentre i sindacati attendono di poter avere un confronto con il Governo Gentiloni per dare avvio alla seconda fase della riforma delle pensioni come da accordi presi con l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il presidente dell’Inps Tito Boeri esprime perplessità sulla manovra. In particolare Boeri ha rimarcato come a suo dire la manovra finanziaria faccia aumentare in maniera importante quello che definisce il debito pensionistico implicito di fatto andando a scaricare tutte gli oneri sulle generazioni che verranno in futuro. Boeri ha anche spiegato cosa si intende per debito pensionistico implicito ed ossia tutti gli impegni presi dallo stato nei confronti degli attuali contribuenti, degli attuali pensionati e di quelli che saranno i pensionati del futuro. Insomma per il presidente Inps questo genere di manovre (le critiche sono soprattutto rivolte alla 14ma per pensioni meno alte) rendono insostenibile il sistema previdenziale.

La riforma delle pensioni non sarà totalmente ultimata finché non arriveranno i decreti attuativi sull’Ape, che rappresenta la novità principale del 2017 in campo previdenziale. Difficile dire quanti italiani la useranno, anche perché non sono chiari i costi che avrà per coloro che non potranno accedere all’Ape social. Stefano Patriarca, consulente di palazzo Chigi, ha comunque chiarito che “siccome la pensione dovrà essere capiente rispetto all’indebitamento, il legislatore ha introdotto un livello minimo e massimo di Ape rispetto alla pensione. L’orientamento è quello di definirlo in relazione al numero di anni di anticipo”. Di fatto questo vuol dire che se l’anticipo chiesto sarà di un solo anno, il debito sarà più basso rispetto a quello che avverrà nel caso di un anticipo di tre anni e sette mesi, per il quale la rata sarà più grande. “L’idea è quella di dire: mettiamo un tetto che varia tra l’85 e il 95% in relazione agli anni di anticipo. Quindi, probabilmente, in media l’anticipo sarà intorno al 90% della pensione che si godrà.

In questo senso il minimo e massimo sono un livello di garanzia affinché l’indebitamento non sia eccessivo”, ha detto Patriarca. Di certo i problemi non saranno pochi inizialmente, e l’Inps sarà chiamata a svolgere un ruolo importante, dovendo fare da “interfaccia” tra i cittadini e le banche che erogheranno il prestito, così come per l’assicurazione che garantirà la banca in caso di premorienza del richiedente l’Ape. L’Istituto nazionale di previdenza sociale sta anche cambiando struttura in questa prima fase dell’anno. C’è da sperare quindi che tutto questo non complichi ulteriormente le cose.

Domani è in programma a Roma la manifestazione nazionale di Fratelli d’Italia per chiedere di andare subito alle elezioni. Il titolo della mobilitazione è “Italia sovra in piazza” e tra i temi che vengono ricordati nel comunicato che ricorda l’appuntamento c’è anche quello di una riforma delle pensioni che punti a eliminare quelli che vengono definiti dei “privilegi”, nello specifico le pensioni d’oro e i vitalizi. È noto infatti che il partito di Giorgia Meloni da tempo chiede di poter intervenire sulle pensioni più alte, in modo da poter ricavare delle risorse che servano a chi ha meno. Come per esempio artigiani e professionisti, ricordati nella manifestazione di domani, i quali devono affrontare un presente con poche tutele e un futuro di estrema incertezza per quel che riguarda la loro pensione. La riforma delle pensioni ha rappresentato un’importante conquista per molte italiane. In particolare quelle nate nell’ultimo trimestre del 1957-58, che si erano ritrovate, fino a prima della Legge di stabilità, vittime di una discriminazione, in quanto impossibilitate ad accedere a Opzione donna a differenze delle loro coetanee nate entro il 30 settembre. Ora anche loro possono quindi vedersi riconosciuto il diritto di accedere alla pensione anticipata se in possesso di 35 anni di contributi. Ieri il comitato Opzione donna - Ultimo trimestre 1957-58 ha organizzato un evento a Roma per festeggiare questa importante conquista, cui hanno preso parte anche alcuni parlamentari, come Cesare Damiano, Davide Baruffi, Titti Di Salvo e Anna Giacobbe. Resta ora da sanare quella che è sentita come un’ingiustizia anche da parte del Comitato Opzione donna Social: far sì che il cumulo contributivo gratuito sia utilizzabile anche per accedere a Opzione donna.

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