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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017 / Rebus deflazione per i redditi più bassi (news e ultime notizie live, oggi 29 gennaio)

Riforma pensioni novità 2017, oggi 29 gennaio: a rischio l’aumento delle quattordicesime. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi riguardanti le pensioni

Pier Carlo Padoan (Lapresse) Pier Carlo Padoan (Lapresse)

Sul fronte delle novità per le pensioni 2017 rischia di prendere largo spazio, specie sugli assegni più bassi, per il rebus “deflazione” che dal prossimo mese potrebbe abbatterei su molti pensionati italiani. «Da febbraio tutti i titolari di un assegno previdenziale fino a 1.450 euro lordi, dovranno restituire una quota della rivalutazione del 2015. La differenza negativa verificatasi per effetto dell’adeguamento dell’inflazione riconosciuto ai pensionati è stato nel 2015 dello 0,3%, mentre a consuntivo è risultato che i prezzi sono aumentati solo dello 0,2%. Quindi i pensionati si trovano a dover restituire lo scarto del’0,1%», riporta l’Avanti con un focus speciale sulla riforma pensioni. La cifra è ovviamente limitata - si parla di 15 euro una tantum per gli assegni lordi intorno ai 1.500 euro - ma resta un problema che potrebbe gravare a lungo termine sulla pensioni più basse. «Con un accordo informale tra governo e Inps, la restituzione dovrebbe avvenire in quattro rate, la prima presumibilmente a marzo. I sindacati dei pensionati hanno chiesto e continuano a chiedere un correttivo in corsa, ma nessuno sta facendo barricate. Lo Spi Cgil ha chiesto al ministro Giuliano Poletti un intervento, magari con un emendamento al Milleproroghe. Il prelievo è limitato, ma rischia di incidere sulle pensioni basse», sostengono i pensionati iscritti alla Cgil. 

La riforma pensioni e in generale le ultime novità sugli assegni previdenziali hanno fatto registrare al momento un deciso crollo delle domande di ricongiunzione dei periodi assicurativi. A rendere conto il sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, rispondendo venerdì scorso ad una interrogazione parlamentare in Commissiona Lavoro alla Camera. «alle oltre 4.800 domande di ricongiunzione presentate nel 2011, prima dell'introduzione della legge Fornero, le richieste di trasferimento della contribuzione nell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti ai sensi dell'articolo 1 della legge 29/1979 sono scese a sole 876 nel 2016». Il portale Pensioni oggi prova anche a spiegare il motivo: «Un tracollo di oltre l'80% causato dal fatto che dal 1° luglio 2010, a seguito del decreto legge 78/2010 convertito con legge 122/2010, l'operazione è divenuta onerosa e all'equiparazione progressiva dell'età pensionabile per le lavoratrici tra la gestione pubblica e quella privata. Due effetti combinati che hanno reso sostanzialmente meno appetibile rispetto al passato l'operazione».

Il Governo Gentiloni in questi giorni è al lavoro anche per redigere i necessari decreti attuativi per rendere operative le novità introdotte dal pacchetto della riforma delle pensioni che è stato approvato nell’ambito della Legge di Stabilità. In attesa di conoscere nel merito come verranno regolarizzate l’Ape e le altre misure, ci sono delle interessanti novità che riguardano il sistema previdenziale italiano. Nello specifico l’Inps per mezzo della circolare numero 13/2017 ha chiarito che in questo 2017 i contributi previdenziali ed assistenziali per i cosiddetti collaboratori domestici (colf e badanti) resteranno invariati rispetto a quelli dello scorso anno. Una situazione che riguarda anche altri parametri previdenziali e che è dovuta sostanzialmente al fatto che l’inflazione praticamente non si è mossa. Dunque nessun rincaro per i contributi di chi lavora in questo ambito.

Arrivano nuovi segnali preoccupanti per la riforma pensioni. Repubblica, infatti, torna a segnalare la possibilità che il Governo possa rivedere, in particolare rinviare, alcuni dei provvedimenti della Legge di stabilità in materia previdenziale. Dato che l’esecutivo non ha finora smentito queste voci, è facile immaginare che un qualche fondamento ce l’abbiano. Del resto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che un’eventuale procedura d’infrazione europea nei confronti del nostro Paese sarebbe un problema e quindi non si può evitare di dare una risposta alla Commissione europea che ha chiesto all’Italia una manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro. Anche Paolo Gentiloni ha dichiarato che il nostro Paese intende rispettare le regole europee, anche se non intende approvare delle misure che siano repressive in un momento economico come quello attuale. Non sembra quindi possibile aspettare la stesura del Def per decidere il da farsi: le pressioni europee che sono arrivate nei giorni scorsi fanno pensare che non ci sia alternativa al fornire delle risposte puntuali sugli interventi che l’Italia intende intraprendere per non sforare gli obiettivi concordati con Bruxelles, entro il 1° febbraio.

Secondo Repubblica, quindi, una delle opzioni sul tavolo sarebbe quella di aumentare le accise su benzina e tabacchi. Gentiloni e Padoan potrebbe optare anche per dei tagli lineari alle diverse voci di spesa pubblica. Ma resta sempre aperta l’ipotesi di rinviare alcuni provvedimenti della Legge di stabilità, in particolare quello relativo alla quattordicesima delle pensioni più basse. Oppure si potrebbe anche rinviare il taglio dell’Ires, andando quindi a penalizzare le imprese. Non resta che aspettare le dichiarazioni o le mosse dell’esecutivo.

Tra Anm e Governo non corre ultimamente buon sangue, anche perché l’esecutivo non ha varato quella sorta di mini riforma delle pensioni chiesta dall’Associazione nazionale magistrati, per far sì che l’età pensionabile venisse variata non solo per le cariche apicali della magistratura. Piercamillo Davigo, Presidente dell’Anm, ha addirittura accusato il Governo di volersi scegliere i giudici. Per Giuliano Cazzola, “la questione delle pensioni è un pretesto. Il governo non ha scelto i giudici, come sostiene l’Anm”. Nelle sue punture di spillo su Formiche.net l’ex deputato ricorda che “per rispondere a esigenze funzionali si è proceduto nel 2014 a introdurre delle deroghe rispetto all’età pensionabile dei magistrati. Poi queste deroghe negli anni successivi sono state limitate ad alcuni gradi dell’ordine giudiziario, di rango più elevato. Questa procedura, in sé ragionevole, ha consentito a Giovanni Canzio di restare in servizio. È il Primo Presidente il giudice che, secondo l’Anm, è stato “scelto” dal governo?”.

Quanto accaduto recentemente in Abruzzo, con una slavina che ha travolto un resort, costruito in una zona in cui non ci sarebbe dovuto con tutta probabilità essere, ha riacceso i riflettori sulla sicurezza ambientale, in taluni casi piuttosto scarsa nel nostro Paese. Così Ipsos ha condotto un sondaggio per diMartedì chiedendo, tra le altre cose, se gli italiani fosse disposti a far risparmiare lo stato su pensioni e previdenza in modo da usare le risorse per investimenti sulla sicurezza ambientale. Solamente il 9% ha indicato questo ambito, in misura maggiore comunque rispetto alla lotta alla criminalità (8%), alla sanità (7%) e all’assistenza sociale (4%). Ben il 46% degli intervistati ha preferito dire che è meglio non operare tagli in questi comparti, ma piuttosto aumentare le tasse. Il che potrebbe avere effetti analoghi, solo più “spalmati” e meno concentrati tra i singoli settori.

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