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RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017/ Oggi 3 gennaio 2017: altro danno per i lavoratori precoci... (ultime notizie live e news)

Riforma pensioni 2017 news, oggi 3 gennaio: Elena Carnevali rilancia il reddito di inclusione. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi previdenziali

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I lavoratori precoci subiscono non solo il danno di non aver avuto particolari benefici dalla riforma delle pensioni, se non per una stretta platea di loro, ma anche la beffa che viene raccontata da uno di loro sul gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”. Ci sono aziende, infatti, che stanno dando vita a prepensionamenti tra i propri dipendenti cui mancano 2/3 anni per raggiungere l’età pensionabile. Il problema è che i “papabili” devono avere più di 60 anni e questo vuol dire che i lavoratori precoci possono risultare troppo “giovani” per accedere a questo “scivolo” verso la pensione, nonostante magari abbiano cominciato a lavorare presto e abbiano accumulato una carriera in azienda, o anche solo contributiva, piuttosto lunga. Senza l’approvazione di Quota 41 non resta quindi che aspettare di aver cumulato 42 anni e 10 mesi di contributi.

Il sindacato Spi-Cgil è sul piede di guerra dopo che l'aumento dell'assegno previsto dalla riforma pensioni rischia di essere minato da un decreto presente nel Milleproroghe che prevede la decurtazione dello stesso incremento sulla base dell'inflazione programmata. A detta della sigla sindacale Spi-Cgil, il taglio sulle pensioni, per quanto esiguo, rappresenta di fatto una promessa mancata da parte dell'esecutivo. Come spiegato in una nota dal sindacato dei pensionati l'esecutivo lo scorso anno "intervenne rimandando questa restituzione a quando l’economia fosse effettivamente in ripresa neutralizzandone così gli effetti negativi. Anche quest’anno il governo si era reso disponibile ad intraprendere la stessa strada ma per ora non lo ha fatto". L'appello ad un pronto intervento del Ministro del Lavoro Poletti resterà inascoltato?

Nonostante la riforma delle pensioni abbia portato a un aumento dell’assegno per alcuni di loro, i pensionati italiani rischiano di dover restituire da febbraio una parte della rivalutazione avuta nel 2015. Lo spiega lo Spi-Cgil, ricordando che “si tratta nello specifico dello 0,1% di differenza tra l'inflazione programmata e quella effettiva su cui è stato calcolato l'adeguamento al costo della vita delle pensioni”. La quale riguarderebbe tutte e non solo alcune pensioni. “Nel caso di una pensione al minimo la perdita sarà di 6,50 euro all'anno e di 13 euro per una da 1.000 euro. Cifre che possono sembrare di poco conto ma che incidono in particolare sulle pensioni basse per le quali qualche euro in più o in meno al mese fa la differenza”, aggiunge il sindacato in una nota, nella quale chiede un intervento al ministro Poletti, affinché il Governo, che già l’anno scorso aveva “neutralizzato” questa restituzione, eviti “che si penalizzino ancora una volta milioni di pensionati italiani”.

I lavoratori precoci subiscono non solo il danno di non aver avuto particolari benefici dalla riforma delle pensioni, se non per una stretta platea di loro, ma anche la beffa che viene raccontata da uno di loro sul gruppo Facebook “Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti”. Ci sono aziende, infatti, che stanno dando vita a prepensionamenti tra i propri dipendenti cui mancano 2/3 anni per raggiungere l’età pensionabile. Il problema è che i “papabili” devono avere più di 60 anni e questo vuol dire che i lavoratori precoci possono risultare troppo “giovani” per accedere a questo “scivolo” verso la pensione, nonostante magari abbiano cominciato a lavorare presto e abbiano accumulato una carriera in azienda, o anche solo contributiva, piuttosto lunga. Senza l’approvazione di Quota 41 non resta quindi che aspettare di aver cumulato 42 anni e 10 mesi di contributi.

La riforma delle pensioni porterà nel 2017 a un miglioramento delle condizioni di chi ne percepisce una di livello piuttosto basso. Tuttavia questo potrebbe non bastare a strappare molti anziani dalla soglia della povertà. Per questo Elena Carnevali, deputata del Partito democratico, ricorda l’importanza del reddito di inclusione, il cui disegno di legge delega è stato approvato alla Camera a luglio e ora giace Senato. “Sarebbe davvero ingiustificabile abbandonare un lavoro già avanzato e condiviso che mira a stabilire più equità sociale utilizzando al meglio le risorse - 1,2 miliardi di euro nel 2017 e 1,7 miliardi euro nel 2018 - previste nella legge di bilancio da poco approvata”, ha detto la Carnevali, secondo quanto riporta BergamoNews. Per questo occorre completare l’iter dlla legge delega per il contrasto alla povertà e far sì che l’Italia non sia l’unico Paese europeo a non avere una misura universale contro la povertà.

L’arrivo del nuovo anno non ha portato solo l’effettivo inizio della riforma delle pensioni, con il previsto aumento degli assegni più bassi, ma anche le nuove tariffe per i pedaggi autostradali, che in certi casi raggiungono incrementi del 7,8%, creando non poco stupore, nonché rabbia tra i cittadini. L’Adoc denuncia quindi la situazione. “Da due anni, a causa della deflazione, tutte le pensioni, anche quelle più basse, non subiscono rivalutazioni, ma i pedaggi autostradali, col bello o col cattivo tempo ogni primo dell’anno vengono ritoccati verso l’alto, alcune tratte anche in modo sensibile. Come è possibile?”, si chiede il Presidente Roberto Tascini. Per l’Associazione difesa orientamento consumatori occorre rendere più trasparente il meccanismo degli aumenti, facendo anche sì che i maggiori ricavi degli aumenti dei pedaggi finiscano investiti sulla sicurezza delle autostrade.

Tito Boeri riguardo le polemiche sulla riforma delle pensioni ha deciso di rispondere a Salvatore Rotondo, giornalista pensionato che aveva criticato alcune dichiarazioni del Presidente dell’Inps, quasi che volesse “tagliare” gli assegni più alti sapendo che ciò avrebbe ridotto l’aspettativa di vita dei percettori e quindi fatto risparmiare lo Stato. Il Professore della Bocconi spiega che è stata data un’errata interpretazione di quanto da lui sostenuto. “Il testo che lei ha sbobinato con tanta cura contiene un’affermazione difficilmente controvertibile: alla luce delle risultanze degli studi degli attuari, una redistribuzione che sposti un dato ammontare di risorse da chi ha pensioni alte a chi ha pensioni basse porterebbe a una riduzione della spesa pensionistica. Questo perché, poniamo, i 100 euro tolti al pensionato ricco e dati invece al pensionato povero verranno mediamente percepiti da quest’ultimo per meno anni di quanto sarebbe avvenuto nell’allocazione originaria. Questo avviene per le differenze nei tassi di mortalità documentate dagli attuari”, scrive Boeri, il quale invita quindi Rotondo a riconoscere l’errore di interpretazione compiuto.

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