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SPILLO/ Licenziamento per profitto, la nuova "invenzione" dei giudici

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E invece adesso la Cassazione se ne viene e stabilisce che il lavoro non conta, che il profitto viene prima. Con ciò affidando unicamente alla discrezionalità del singolo imprenditore la valutazione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato per massimizzare il profitto, se tagliare posti di lavoro, magari - perché no - fare mobbing e costringere la gente ad andarsene per la disperazione o imporre lettere di dimissioni firmate in bianco a chiunque venga assunto e così via: il bestiario dei cattivi modelli seguiti talvolta dalle imprese è pieno di brutti esempi.

Intendiamoci, gli imprenditori non sono cattivi, né buoni, non diversamente cioè da quanto siano buoni o cattivi tutti gli altri "gruppi sociali" del Paese. Ma appunto: non sono neanche "più buoni" della media, tanto da meritare che gli venga affidata questa potestà, questa autonoma discrezionalità. È giusto che sottostiano a regole. Nessun medico, nessuna autorità politica li ha costretti a intraprendere: lo fanno consapevoli degli obblighi che si accollano. E fanno il bene della società perché creano lavoro e quindi valore per il Sistema: ma, appunto, non devono essere lasciati nella possibilità di creare valore solo per se stessi, massimizzando il profitto senza altre simmetriche responsabilità, essendo poi essi i principali se non gli unici percettori del profitto aziendale, reinvestito in Italia con tassi percentuali largamente inferiori a quelli medi europei.

Sfoltiamo, piuttosto, gli oneri burocratici che complicano la vita alle imprese: ma non lasciamogli carta bianca nel decidere quando e quanto sia giusto licenziare in nome del profitto. Prima viene il lavoro: per la Costituzione è chiarissimo, perché per la Cassazione no?

 

P.S.: Una bella notizia, di segno sanamente opposto, l'ha data La Stampa, raccontando la storia della Convert, un'azienda del settore delle energie rinnovabili, che avendo triplicato, nell'anno appena conclusosi, il fatturato e gli utili, ha regalato unilateralmente ai dipendenti due mensilità extra, un regalone di Capodanno: "I dipendenti", ha spiegato l'imprenditore Giuseppe Moro, "sono la nostra vera ricchezza, se chiediamo il loro impegno per raggiungere obiettivi e li raggiungiamo trovo naturale che vadano ricompensati". Sante parole: ma la Cassazione sarà d'accordo? E inoltre: sarebbe interessante sapere quale modello la Confindustria preferisce. Quello dell'albergo che licenzia per massimizzare il profitto o quello della Convert?

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