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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2017/ Ape, le incognite ancora aperte

Giuliano Poletti (Lapresse)Giuliano Poletti (Lapresse)

Diversamente dalla sorella maggiore, per l'Ape sociale è stimato il potenziale di accesso (circa 34 mila persone nel 2017, 43 mila nel 2018, poi a decrescere fino ad azzerarsi nel 2023) ed è fissato il limite di spesa (300 milioni di euro nel 2017, 609 nel 2018, 647 nel 2019, poi a decrescere fino a 8 milioni nel 2023), prevedendo quale clausola di salvaguardia il posticipo della decorrenza del trattamento pensionistico per rispettare il limite di spesa.

Naturalmente, vi sono rischi di carattere sociale, che le osservazioni alla relazione tecnica al provvedimento non mancano di rilevare, rappresentati soprattutto dalla pressione politica per estendere il beneficio, ricreando una nuova serie di salvaguardie esodati, ovvero da possibili ricorsi alla Corte Costituzionale di chi rimane a secco, magari patrocinati da sindacati sempre più attenti alle esigenze dei pensionati e sempre meno a quelle dei lavoratori, con l'effetto di moltiplicare la spesa, come nel caso del blocco delle rivalutazioni deciso dalla riforma Monti-Fornero, che rischiò di dissanguare le casse dello Stato.

A conti fatti, in sostanza, si continua ad aumentare la spesa pensionistica, nonostante il sospetto di manovre correttive richieste dall'Unione europea e previsioni di crescita al momento non floride.

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