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Lavoro

RIFORMA PENSIONI NOVITÀ 2017/ Ape, opzione donna, le critiche a Damiano... (ultime notizie live e news oggi 30 gennaio)

Riforma pensioni novità 2017, oggi 30 gennaio: Ape, Opzione donna, lavoratori precoci contro il gruppo Sì alla riforma Fornero. Tutte le novità e ultime notizie sulle pensioni

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La riforma delle pensioni non ha previsto una vera e propria proroga di Opzione donna, se non il riconoscimento alle nate nell’ultimo trimestre del 1957-58 di poter accedere al regime sperimentale di pensionamento anticipato. Cesare Damiano, intervenendo alla festa del comitato che riunisce proprio le nate in questo periodo, ha ricordato che a questo punto bisogna considerare conclusa l’esperienza di Opzione donna. Parole che non sono andate giù a Maria Manzi, una delle appartenenti al gruppo Opzione donna Proroga 2018 che era presente all’evento e che ha deciso di scrivere all’ex ministro e alla sua collega Marialuisa Gnecchi per manifestare tutto il suo disappunto, perché in passato si era lasciata aperta una porta per la prosecuzione di Opzione donna, anche in virtù della presenza di eventuali risorse nel “contatore”. Una porta che sembra essere stata bruscamente chiusa da chi ha alimentato “illusioni” per poi infrangerle senza la capacità di trovare nuove soluzioni alle richieste di tante italiane.

Chissà se oggi Cesare Damiano, Marialuisa Gnecchi, Giuliano Poletti, Susana Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo parleranno di riforma delle pensioni. Alle 16:30, infatti, a Roma prenderà il via un incontro organizzato dal Partito democratico dal titolo “Emergenza lavoro”. Nella locandina si citano ammortizzatori sociali, statuto del lavoro autonomo, voucher e inclusione. Non ci sono quindi temi previdenziali. Eppure la contemporanea presenza del ministro del Lavoro e dei tre leader sindacali potrebbero portare a galla la richiesta di questi ultimi di tornare a un confronto sulla cosiddetta “fase due” della riforma delle pensioni, con l’obiettivo anche di aiutare i giovani. Staseremo a vedere, probabilmente il tema potrebbe essere affrontato in via “incidentale”, magari attraverso qualche dichiarazione dei leader sindacali a margine dell’evento che si tiene all’Associazione delle stampa estera.

I lavoratori precoci sono piuttosto arrabbiati con chi ha avuto l’idea di aprire su Facebook un gruppo di sostegno alla riforma delle pensioni targata Fornero. Anche perché sul gruppo “Sì alla Riforma Fornero” si può leggere una critica nemmeno troppo velata proprio ai precoci: “Comprendiamo che quest'ultimi lavoratori lavoreranno parecchio, ma si tratta di lavoratori che hanno iniziato a lavorare quando il sistema socioeconomico in Italia era all'apice e riteniamo che sia giusto che paghino di più”. I lavoratori precoci hanno quindi deciso di lasciare dei commenti molto aspri e duri sulla pagina di questo gruppo secondo il quale la “stabilità del sistema pensionistico italiano con le vecchie regole non potrebbe reggere”. In particolare, i precoci evidenziano come i promotori di questo gruppo non siano certo persone che hanno dovuto lavorare fin da giovani o sono costrette a continuare a farlo, magari in mansioni non proprio facili da svolgere quando si è arrivati avanti con l’età. 

Francesco Cavallaro torna a evidenziare la necessità di una riforma delle pensioni che porti a una “reale e definitiva separazione tra previdenza e assistenza affinché le prestazioni di natura assistenziale (ovvero non coperte da versamenti contributivi) siano a totale carico della solidarietà generale (fisco)”. Il Segretario generale della Cisal ritiene inoltre sia necessario, per avere più equità previdenziale, che si arrivi a un “ripristino, sia pure graduale, di un sistema di aggancio delle pensioni all’andamento delle retribuzioni dei lavoratori attivi”. Attenzione viene poi posta sull’eliminazione di ogni disparità di trattamento fiscale sulle prestazioni dei fondi complementari pubblici rispetto a quelli privati, “con contestuale recupero del danno provocato ai lavoratori pubblici dal colpevole ritardo del legislatore (1996-2012) per il mancato esercizio della delega”. Cavallaro infine, secondo quanto riporta salernonotizie.it, ha chiesto anche di rivedere la tassazione sui redditi da pensione.

L’Inps, complice forse il suo Presidente Tito Boeri con le sue esternazioni sulla riforma delle pensioni, non attira molte simpatie ultimamente e dall’Inca arriva una critica sull’atteggiamento tenuto dall’Istituto nazionale di previdenza sociale con la circolare che ha dato un’interpretazione “arbitraria e ingiustificatamente restrittiva” della Legge Fornero impedendo l’accesso alla pensione anticipata ai nati nel 1952 se non dipendenti del settore privato. Morena Piccinini, Presidente dei patronati della Cgil, ha in particolare ricordato che tutto questo avviene quando il ministero del Lavoro ha fornito istruzioni operative per correggere la situazione. L’Inps, ha fatto notare la donna, ha infatti deciso che non vanno conteggiato i periodi di contribuzione figurativa. Una decisione unilaterale non accettabile che si chiede ancora una volta di correggere, in modo che l’Inps torni a essere “l’Istituto previdenziale pubblico al servizio dei cittadini”.

Mentre la riforma delle pensioni continua a essere assente dal dibattito politico in questo inizio 2017, Fabio Porta spiega che continuerà a cercare di contribuire al dialogo tra Italia e Venezuela, che passa anche dalle pensioni. Infatti, il deputato eletto tra gli italiani all’estero ha già fatto in modo che si risolvesse il problema dei nostri concittadini che vivono in Venezuela, ma hanno avuto problemi con la propria pensione in arrivo dall’Italia. Inoltre, si è anche attivato in senso opposto, cercando di aiutare i cittadini venezuelani che in Italia da tempo non ricevono la loro pensione. Porta intende comunque far sì che si possano dare degli aiuti a una popolazione molto provata dalla crisi che sta attraversando il Paese sudamericano.

La riforma pensioni inevitabilmente ha il destino legato alla Manovra Economica, sotto esame della Commissione Europea nei prossimi giorni dopo la lettera di richiamo di Bruxelles. Come annuncia Maurizio Sacconi sul blog “Associazione amici di Marco Biagi”, il ministro del lavoro Giuliano Poletti giovedì prossimo dovrà riferire in Commissione Lavoro al Senato per motivare la sostenibilità delle misure previdenziali contenute nella legge di stabilità. Secondo il politico esperto di lavoro, «Era stato il presidente dell’Inps a parlare di debito implicito e non calcolato mettendo così in dubbio la stabilità della spesa pensionistica che rappresenta il principale argomento dell’Italia verso la Commissione europea per il controllo del debito pubblico nel lungo periodo. Una valutazione insufficiente degli oneri conseguenti alle norme di flessibilità dell’età di pensione toglierebbe fiducia all’Italia nel negoziato in corso sulla manovra e potrebbe aprire un più ampio contenzioso sulla sostenibilità del debito pubblico dell’Italia», commenta Sacconi sul blog riguardo al problema delle pensioni.

In atto in questi mesi di risoluzione del programma immesso nella Manovra Economica, è purtroppo ancora lontano dalla ultima definizione. Il problema rimane sopratutto per le conseguenze della Riforma Fornero che per molti andrebbe debellata in toto, e non ritoccata in alcuni aspetti che riguardano ad esempio i lavoratori precoci. Come denuncia il parlamentare M5s Davide Tripiedi rispetto alla sua situazione territoriale (la Brianza), ci sono ancora troppi lavoratori precoci che non riescono ad andare in pensione. «Nonostante come Movimento 5 Stelle abbiamo sin troppe volte sollecitato il Governo a riconoscere la pensione ai precoci, i nostri appelli a tutt’oggi sono rimasti inascoltati». Si sfoga l'onorevole Davide Tripiedi sul quotidiano online QuiBrianza. Un problema locale ma che ovviamente viene da un problema nazionale, che la riforma pensioni del governo sta cercando di porre argine; «Sono ben 225.825 lavoratori in tutta la Lombardia - spiega Tripiedi - così come confermato dal Ministero del Lavoro che ha risposto ad una interrogazione da me presentata riguardo alle persone che hanno iniziato a lavorare da giovani, versando oltre 40 anni di contributi, ma con un'età anagrafica non sufficiente al raggiungimento dei requisiti pensionistici innalzati dopo la riforma Fornero».

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