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REDDITO DI CITTADINANZA/ La manovra che aiuta le élite, ma non il popolo

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Gli esperimenti che si stanno conducendo in questo senso in Finlandia e nella Silicon Valley dimostrano che non si tratta di sfide futuristiche, da libro di fantascienza, ma di problemi sempre più attuali. È interessante notare come in entrambi i casi registi dell’operazione siano realtà che si potrebbero definire di centrodestra, quindi scevre da convinzioni classiste o pauperismo ideologico: il governo finlandese è, appunto, “azzurro” e gli imprenditori californiani non sono certamente dei nostalgici comunisti. Insomma, non si tratta delle versioni scandinave e statunitensi del Movimento 5 Stelle, che pure in Italia si è affermato come padrino politico della proposta del reddito di cittadinanza.

Come mai questa convergenza? I pentastellati giustificano la loro ricetta con argomentazioni certamente diverse da quelle che sempre di più convincono colossi come Google, Microsoft, Apple, ecc. della fondatezza di un reddito minimo garantito dallo Stato. Sarebbe per questo opportuna una riflessione più approfondita di cosa potrebbe diventare un istituto di questo genere, che, se da una parte contrasterebbe la povertà, dall’altra la renderebbe socialmente innocua, cristallizzandola sulla cifra monetaria stabilita per legge e così, contemporaneamente, evitando violenti (fisicamente e politicamente) malcontenti sociali e garantendo la disponibilità economica necessaria a non fermare i consumi, senza i quali le grandi imprese non potrebbero conseguire positivi risultati di bilancio. 

In altre parole, il reddito di cittadinanza può finire per prefigurarsi come una grande operazione anestetica, conveniente più alle “élite” che allo “uomo comune”. Da che mondo è mondo, per il potere politico ed economico è sempre meglio un cittadino sedato da panem (reddito minimo) et circences (conseguente garanzia del consumo e quindi dell’ultimo smartphone, della pay tv, ecc.) che una persona che scalpita per migliorare la sua situazione, crescere socialmente, avere più riconoscimento.

 

Twitter @EMassagli

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COMMENTI
05/01/2017 - Certo!!! Ma quante difficoltà! (Luigi PATRINI)

Sì, sarebbe davvero utile approfondire seriamente la tematica, che facilmente si presta ad interpretazioni equivoche. La questione è davvero complessa; soprattutto dal punto di vista "culturale". Il reddito di cittadinanza garantisce il profitto alle Aziende; ma esse si accontenteranno? Mi pare che ci stia sempre più affermando una concezione secondo la quale si deve lavorare per guadagnare di più, non per vivere. Chi avrà un reddito fisso di cittadinanza non si accontenterà e, giustamente, non vorrà non-lavorare, perchè gli resterà il problema di lavorare-per-esprimersi; chi venderà di più perchè tutti guadagnano vorrà sempre più guadagnare-di-più. La nostra cultura (?) del lavoro tende sempre più a ridurre i posti di lavoro e/o a farli occupare da androidi o da sofisticati congegni elettronici; non si torna indietro ad un'epoca, come quella medioevale in cui tutto poteva essere regolato da sagge e giuste regole delle Corporazioni, che non avevano come obiettivo la "concorrenza nel guadagnare", ma la "concorrenza nel poter vivere tutti in modo più o meno dignitoso e di farsi la concorrenza nella bellezza del proprio prodotto". Anche in questo caso i cristiani potrebbero avere la capacità di proporre delle vere e proprie sfide. A partire dal piano culturale, ovviamente!