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IL CASO/ Il taglio all’orario di lavoro per aumentare l’occupazione

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Al di là dei fondi della solidarietà espansiva, se consideriamo quelli che vengono investiti sulle politiche passive del lavoro e la defiscalizzazione crescente sui beni di welfare aziendale - che possono coprire una parte per quanto relativa della retribuzione - è chiaro che l’operazione ha dei presupposti su cui essere ragionata.

In Europa, da tempo, alcuni think tank e fondazioni - tra cui Think-in - che hanno messo a tema il futuro del lavoro non escludono che, in un momento di fortissima disoccupazione e difficile crescita, il lavoro vada “distribuito”: la riduzione dell’orario di lavoro è chiaramente un viatico per la sua distribuzione. Certo non può essere lo Stato a ridurre l’orario lavorativo per legge, ma possono essere incentivate pratiche virtuose: insieme alla qualità della vita, potrebbero quindi crescere produttività, occupazione, mercato e consumi.

 

Twitter: @sabella_thinkin

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