BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Lavoro

LICENZIAMENTO STATALI/ La patata bollente in mano ai dirigenti pubblici

LapresseLapresse

Perché i dirigenti? Perché sono proprio loro, i dirigenti, i superiori dei lavativi (ma anche di tutti gli altri) che nei singoli servizi devono decidere, di volta in volta, quali comportamenti tenere di fronte a quelle violazioni, quel lassismo, quel fannullonismo cronico e quella pervicace incapacità di vincere la pigrizia che sono presenti (anche) nei dipendenti pubblici. E se la cronaca non dice quante volte pubblici lavoratori siano stati licenziati per inadempienze, assenteismo, malattia più degne dell’immortale Arpagone, il malato immaginario di Molière, che di un ospedale, per convincersi che sia così basterebbe sfogliare qualche annuario statistico.

Ormai, infatti, neppure i sindacati autonomi, i tanti sindacatini di nicchia sorti anni or sono per garantire quel che da numerosi anni Cgil, Cisl e Uil non vogliono assicurare, sono in grado di aiutare i furbetti del cartellino. Solo che sembra che una certa pubblica opinione goda nel chiedere al sindacato di licenziare: quello però è un compito che tocca, per natura e per stipendio, alla dirigenza. Oneri e onori del ruolo. Il sindacato, per contro, da anni (pur tra qualche lentezza e reticenza) si è reso conto che la difesa dei furbi coincide con la condanna di quei lavoratori che sono invece seri. E tra chi delinque e chi si applica la scelta è facile ed è stata fatta.

Per finire alcune altre considerazioni di contorno. La prima riguarda la coscienza pubblica. Le indagini calabresi (ma potevano anche essere valdostane o marchigiane, poco importa), sono partite dalle insistenti segnalazioni di cittadini che hanno incrociato nelle strade della città quei dipendenti dell’Asl provinciale occupati nelle faccende più disparate. Dunque esiste un controllo sociale, un’attenzione alla legalità, al servizio pubblico: come esiste l’elogio per chi lavora. E se anche da questo partisse una nuova stagione contrattuale? Se anche (ma non solo) il giudizio degli utenti fosse motivo di riflessione e di impegno finanziario per uno Stato che troppo spesso fa le cose a metà?

Perché premiare i bravi e gli onesti e punire i furbi e i disonesti non sia solo un’attività delegata a qualche cronista o alla pubblica coscienza, ma divenga anche un modo per riformare una macchina che ha così tanti buchi e così tante anomalie da rendere possibile per qualcuno andare a timbrare al lavoro in mutande. Attività e contegno che, oggettivamente, non si vedono spesso neppure nelle bistrattate stanze dei nostri ospedali e delle nostre scuole (re)pubblicane.

Ma, diciamocelo, fa più rumore un vigile in mutande dei tanti che in divisa si danno da fare per le strade. Almeno fintanto che questi ultimi non ci fanno una multa. In quel caso ognuno di noi è pronto a sussurrare/sbraitare urlandogli contro che sarebbe meglio fossero rimasti a casa o che andassero a giocare alle slot machine. Il che però ci fa sorgere una domanda: ma non è che i pubblici dipendenti saranno uguali a tutti gli altri italiani? O viceversa: non è che gli altri italiani saranno precisi ai pubblici dipendenti, e che quindi il popolo del Bel Paese non è poi così diviso in due come vuol (far) credere?

© Riproduzione Riservata.