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Lavoro

SPILLO/ Così le lotte di potere calpestano i bisogni dei disoccupati

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Quindi, cercando, abbiamo trovato molti che si prendono in carico il bisogno di lavoro, il desiderio di avere maggiori conoscenze per contribuire con la propria professionalità a fare crescere il Paese. Gli esperti di politiche del lavoro, i tanti che lavorano nelle società di somministrazione, nei settori della formazione e della selezione, i tanti dipendenti pubblici che sono impegnati nei Centri per l’impiego e nelle Agenzie per il lavoro delle regioni, conoscono bene questi problemi. È per loro pane quotidiano e spesso sono provati dal non riuscire a dare tutte le risposte necessarie ai bisogni che incontrano.

Queste realtà sono però frustrate da un blocco politico-burocratico e corporativo che non permette che tutti loro facciano rete e possano collaborare liberamente. Il Jobs Act ha previsto che con la creazione di un’agenzia nazionale per il lavoro (Anpal) si sarebbe creata una rete pubblica e privata di soggetti deputati a fornire servizi per la ricollocazione al lavoro dei disoccupati. È vero che il disegno istituzionale ottimale per il pieno svolgimento dei compiti previsti dall’agenzia era quello contenuto nella riforma costituzionale battuta nel referendum del 4 dicembre. Ma come conseguenza assistiamo a uno scontro Regioni-Stato che non ha nessuna ragione di esistere. Da un lato si cerca di rivedere l’impostazione tenendo conto dei poteri delegati alle regioni. Dall’altro si reagisce con una chiusura totale, quasi che il referendum non riguardasse il titolo quinto e i poteri regionali, ma anche la legislazione specifica sui servizi al lavoro. Si è innescato così un dialogo fra sordi in nome di logiche di potere (dove destra e sinistra nelle regioni non mostrano nessuna differenza) e i servizi restano bloccati.

Non tocca a noi indicare le infinite strade possibili per dividere la discussione sulla governance dalle necessarie misure tecniche che possono essere prese comunque e che vedono tutti d’accordo nell’analisi delle urgenze e delle soluzioni (discusse in anni di incontri tecnici cancellati da smemorati burocrati ministeriali). Ciò che urge è che emerga una classe dirigente che si assuma la responsabilità di rispondere alla richiesta di presa in carico che viene da troppi tragici eventi.

Ho bisogno di lavorare, mi aiuti? Tanti lo fanno, la politica non sente la domanda.

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