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PENSIONI 2017/ I progetti di riforma per cambiare Inps e Inail

Pensioni 2017, mentre il Governo si appresta a incontrare i sindacati per la riforma delle pensioni, in Parlamento si studia come cambiare la governance di Inps e Inail. GIULIANO CAZZOLA

Tito Boeri (Lapresse)Tito Boeri (Lapresse)

Certamente non ci sarà il tempo entro la fine di una legislatura che rischia di finire prima della naturale scadenza, ma la commissione Lavoro della Camera ha iniziato l’esame di diversi progetti di legge riguardanti la riforma della governance degli enti previdenziali (ridotti ormai al duopolio Inps e Inail). È relatrice l’on. Titti Di Salvo, che vanta una lunga esperienza sindacale e che è stata pure presidente del Civ dell’Enpals (l’Istituto dei lavoratori dello spettacolo ora incorporato nel super-Inps, dove è una delle poche gestioni ad avere un bilancio attivo). L’obiettivo che i differenti progetti si pongono è quello di ripristinare una direzione esecutiva collegiale: il Consiglio di amministrazione, i cui poteri furono trasferiti al presidente dal decreto n.78 del 2010.

Al CdA continuerebbe a far riscontro sul piano degli indirizzi il Consiglio di strategia e vigilanza (che prenderebbe il posto del Civ con poteri analoghi e come espressione delle forze sociali). Gli altri organi sono individuati nel Collegio dei sindaci e nel Direttore generale, prevedendosi altresì la nomina in ogni ente di un organismo indipendente di valutazione. La relatrice Di Salvo ha criticamente osservato che, a suo tempo, l’abolizione del Consiglio di amministrazione volle perseguire obiettivi di contenimento dei costi e di snellimento dei processi decisionali, ma l’attribuzione dei poteri amministrativi e gestionali a un organo monocratico ha determinato conseguenze negative, legate essenzialmente all’accentramento di poteri nella figura del Presidente, segnalate anche dalla Corte dei conti nei suoi rapporti sugli enti di previdenza.

Ha ricordato, a titolo di esempio, che nella relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale di previdenza sociale per gli esercizi 2013 e 2014, approvata nel febbraio dello scorso anno, si evidenzia che «il tema degli organi - che riveste rilevanza primaria nella conduzione di un ente, per di più se di grandi dimensioni e con funzioni di primaria rilevanza per la collettività - e, in particolare, la soppressione del CdA., è stato oggetto, nei precedenti referti, di reiterati rilievi e osservazioni della Corte dei conti che ha rimarcato soprattutto l’accentramento di poteri nel Presidente che cumula le attribuzioni sia di rappresentanza legale che di indirizzo amministrativo con rischi di alterazione del meccanismo di contrappesi proprio dell’assetto duale. È da rilevare - secondo la relatrice - che la mancata costituzione del CdA, porta a un’eccessiva concentrazioni di poteri e di responsabilità in capo al Presidente e alla contestuale assenza di apporti di qualificate conoscenze e di esperienze settoriali, nonché di confronti e dibattiti finalizzati al perseguimento dei migliori risultati decisionali».

Nei progetti, il Consiglio di amministrazione, quale ripristinato vertice gestionale dell’ente, sarebbe composto di cinque membri e potrebbe conferire deleghe ai suoi componenti, i quali eleggerebbero al proprio interno un Presidente (così non sarebbe più un organo dell’ente?), con funzione di rappresentanza legale dell’ente e con la facoltà di assistere alle sedute del consiglio di strategia e vigilanza. I componenti del Consiglio di amministrazione, con facoltà di assistere alle sedute del Consiglio di strategia e vigilanza, rimarrebbero in carica tre anni e potrebbero essere confermati una sola volta. Essi, inoltre, sarebbero scelti in base a criteri di alta professionalità, di capacità manageriale e di qualificata esperienza nell’esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell’ente.