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SINDACATI E POLITICA/ Fiom, la grande svolta che può passare da Fca

Negli stabilimenti FCA italiani si avvicina la piena occupazione. E i movimenti nel mondo sindacali fanno pensare a una possibile svolta della Fiom. Ce ne parla GIUSEPPE SABELLA

Maurizio Landini (Lapresse) Maurizio Landini (Lapresse)

Dopo 8 anni, nello stabilimento FCA di Cassino cessa l'uso del contratto di solidarietà e con esso degli ammortizzatori sociali. Anche gli ultimi 350 lavoratori attualmente coinvolti dall'accordo di solidarietà riprenderanno quindi la piena attività affiancandosi agli altri 4.000 che con il rilancio dell'Alfa Romeo Giulia avevano ripreso il lavoro. Sono questi i risultati degli investimenti sui marchi Maserati e Alfa Romeo che, nella sua gamma, vede in questi giorni raggiungere le 1.000 Stelvio - il primo Suv del biscione presentato a novembre a Los Angeles - pronte a entrare nei mercati europei e americani.

A oggi sono circa 280 i giovani con contratto di somministrazione entrati nello stabilimento di Cassino: 200 sono coinvolti nei percorsi di formazione e hanno iniziato addestramento sulle linee di produzione. Dalla metà di marzo, partiranno i due turni sulla linea Alfa Romeo di Giulia e Stelvio, e questo determinerà la crescita maggiore degli ingressi fino a raggiungere i 1.200 lavoratori previsti nell'accordo definito a dicembre 2016. Con gli accordi tra azienda e sindacati, l'uso degli ammortizzatori sociali negli stabilimenti del gruppo è passato in 4 anni dal coinvolgere il 40% degli oltre 67.000 dipendenti a ridursi a meno del 7%; la piena occupazione non è ancora raggiunta, ma non è lontana.

La totale rinascita del Lingotto - che in un futuro nemmeno troppo lontano affronterà un'altra importante operazione di consolidamento - coincide con quella dell'industria italiana dell'auto. Gli effetti sono stati importanti anche per l'intero indotto, comparto da circa 2.500 aziende e 500.000 lavoratori. Lo stesso Maurizio Landini - come a suo tempo abbiamo scritto - ha dovuto riconoscere che si è trattato di un fattore importante per la nostra industria e per la nostra economia intera. 

A proposito di Fiom, il recente rinnovo unitario del contratto metalmeccanico ha riportato la pace nel settore. Dalle parole dei protagonisti emerge chiara la volontà delle Parti di superare quelle divisioni, le più profonde all'interno del mondo sindacale, che duravano da 15 anni. La fase che sta attraversando la nostra industria è molto delicata: o la manifattura italiana sarà in grado di affrontare col giusto piglio quelle trasformazioni su cui tutti i paesi stanno lavorando in modo coeso, oppure rischia di essere ridotta a un ruolo di semiprotagonismo nell'economia globale. 

Consideriamo che siamo ancora il secondo Paese manifatturiero d'Europa e che il nostro made in Italy è tutt'ora riconosciuto come valore aggiunto e alto di gamma. Quindi, l'Italia ha tutte le carte che servono per vincere la sfida di Industry 4.0, ma è fondamentale che tutti gli attori - governo, imprese e sindacati - facciano la loro parte. Per quanto perfettibile, non abbiamo mai avuto un piano Calenda prima d'ora. Ciò è di buon auspicio, significa che gli attori tutti stanno facendo il loro lavoro con la giusta partecipazione. È quello che serve per vincere la sfida.