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GIOVANI E LAVORO/ La sfida aperta per scuole e imprese italiane

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Scrive Massagli riferendosi all'alternanza scuola-lavoro: "Più propriamente si potrebbe definirla 'integrazione', superando anche l'ultimo residuo di distanza nel significato del termine italiano: integrazione tra teoria e pratica e, quindi, integrazione tra formazione e lavoro all'interno dei percorsi scolastici e formativi". Sottolineando tuttavia che "l'alternanza formativa è destinata a fallire se concepita come una opzione formativa, un possibile percorso di istruzione e formazione aggiuntivo a quelli tradizionalmente erogati".

È quest'ultima logica che ha reso poco efficaci le limitate esperienze realizzate in Italia negli ultimi decenni e che rischia tuttavia di essere ripetuta, anche su più vasta scala, con l'ultima riforma che ha comunque già dato uno scossone alle iniziative delle scuola. Il problema è quello di non avere un approccio unicamente tecnicistico e professionale, ma di guardare all'integralità della persona con l'obiettivo di affiancare alle competenze anche quei criteri di giudizio e di valore indispensabili per muoversi nell'età delle grandi trasformazioni. 

"I sistemi scolastico-universitari nazionali - conclude Massagli - non devono essere ridisegnanti in funzione dell'alternanza per migliorare le performance occupazionali degli studenti, come sta accadendo nel contesto europeo da quando è iniziata la crisi economico-finanziaria del 2008, bensì gli indicatori relativi alla disoccupazione e all'inattività giovanile miglioreranno solo se i sistemi scolastico-universitari sapranno rimettere al centro della loro attenzione l'educazione integrale della persona e, così facendo, inevitabilmente incoraggiare una maggiore integrazione tra formazione e lavoro".

Una sfida aperta sia per le scuole che per le imprese, una sfida fondamentale per una società che non può più permettersi di disperdere le potenzialità e le risorse delle nuove generazioni.

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