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Lavoro

IDEE/ L'articolo 18 per il lavoro che cambia

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Il rischio insito nella scadenza dei referendum richiesti dalla Cgil è solo in parte depotenziato dalle decisioni di ammissibilità dalla Corte costituzionale. Certo, aver tolto di mezzo il quesito sull'articolo 18 ha facilitato, se ve ne sono le condizioni politiche, la ricerca di soluzioni attraverso interventi legislativi e regolamentativi. Fra il voler abolire i voucher, posizione fuori dal tempo o della logica, e interventi per correggerne gli abusi vi è tutto lo spazio per regolamentarli e riportarli alla funzione positiva che possono svolgere.

Resta però al fondo una svolta che solo pochi soggetti stanno compiendo. Il passaggio culturale necessario è quello di adeguare gli strumenti di tutela al mutamento avvenuto nel lavoro per le trasformazioni in atto nella struttura produttiva. Il ritardo del nostro Paese consiste nel fatto che si lavora ancora in pochi e pochi concludono il ciclo formativo adeguato. Poco capitale sociale e scarsamente applicato indicano il deficit di fondo che determina anche la bassa produttività del nostro sistema economico.

L'approccio non può essere quello di nuovi diritti. La confusione su questo punto è sovrana. Il diritto di fondo da affermare è quello al lavoro. Sono da ripensare e innovare le tutele del lavoro, ossia come, in un sistema dove la vita sarà caratterizzata da più lavori e anche professioni diverse, si manterranno le tutele che hanno caratterizzato il periodo della produzione industriale ma declinate in forme diverse. Il nuovo articolo 18 del lavoro sarà dato dall'occupabilità permanente delle persone. Il ruolo della formazione sarà quindi centrale non solo prima di avviare la fase lavorativa della vita, ma durante tutto l'arco della vita lavorativa.

Allo stesso tempo il divario storico che caratterizza il rapporto scuola-lavoro nel nostro Paese è oggi un macigno non più sopportabile. Pesa sui giovani per l'abbandono scolastico, pesa sulle imprese che non trovano le professionalità richieste. L'avvio del sistema duale per tutti i percorsi scolastici e di formazione professionale, l'adeguamento dell'apprendistato a ogni livello come possibile percorso di inserimento lavorativo di giovani provenienti da percorsi formativi, aprono nuove possibilità da sfruttare fino in fondo.

Queste sono le sfide che attendono sia le forze politiche che sociali che hanno a cuore il diritto al lavoro nei nostri tempi. Accantonare e superare le barriere ideologiche è indispensabile per chi vuole contribuire al bene comune. Dopo una fase di scontro vi è bisogno di una nuova disponibilità da parte di tutti al dialogo non per proporre il ritorno a un passato improponibile, ma per partecipare a definire un futuro comune.

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COMMENTI
02/02/2017 - SI: ABBASSARE L'ETA' PENSIONABILE (Michele Ballarini)

Pensare che le imprese possano assumere aumentando gli investimenti e conseguentemente i fatturati, in tempo di crisi cronica (Atlandide /Euro è sprofondata e il pavimento è assai in basso: meno soldi che circolano), è ridicolo, una fantasia di economisti ultraliberisti. Lo sviluppo non è consentito all'infinito: se tutti i Paesi avessero il livello dei consumi degli Stati Uniti occorrerebbero, è stato calcolato, cinque pianeti come la Terra per soddisfarli..... E' ridicolo che la disoccupazione sia al 40% tra i giovani e invece l'occupazione aumenti nelle classi più anziane! E' un mondo alla rovescia. Il welfare previdenziale sarebbe pienamente sostenibile, se lo Stato facesse pagare tasse e contributi a tutti e se tagliasse effettivamente i mille rigagnoli delle spese inutili. Facendo un esempio tra i mille che si potrebbero fare, non si capiscono le ragioni che giustificano il permanere delle Regioni a statuto speciale. E perché, poi, i governatori delle Regioni siano strapagati più di premier di Stato e i consiglieri regionali godano di generosi vitalizi (mi sembra reversibili anche a favore dei discendenti), ecc. ecc.. Risponderebbe inoltre ad un principio di giustizia sociale consentire il pensionamento a chi abbia versato contributi ininterrottamente per 40 anni!