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PENSIONI 2017/ I numeri utili per il confronto Governo e sindacati

Pensioni, Governo e sindacati si incontrano oggi per parlare della riforma, proprio quando, ricorda GIULIANO CAZZOLA, sono appena stati pubblicati dati sulla previdenza italiana

Pensioni, le novità della Riforma (Lapresse)Pensioni, le novità della Riforma (Lapresse)

Il Governo e le confederazioni sindacali riprendono il confronto sospeso lo scorso 28 settembre con un verbale di sintesi in materia di previdenza e assistenza dove erano tracciati i contenuti dei provvedimenti che hanno poi trovato posto nella Legge di bilancio. Per fortuna, la crisi di Governo intervenuta dopo il voto del 4 dicembre ha portato all’approvazione - da parte del Senato - del medesimo testo votato dalla Camera in prima lettura. Così non sono state introdotte ulteriori misure di aggravio del bilancio previdenziale e della spesa pubblica. Immaginiamo che Governo e sindacati parleranno dei principali problemi aperti: dall’ordinaria amministrazione riguardante i dpcm chiamati a completare le norme della legge di bilancio che disciplinano l’Ape alle soluzioni che il ministro del Lavoro intende proporre in materia di voucher.

Poi c’è il grande punto di domanda riguardante gli aspetti della cosiddetta “Fase II”, molto più impegnativa di quanto finora previsto essendo finalizzata a favorire una maggiore flessibilità in uscita all’interno del sistema contributivo, anche con una revisione del requisito del livello minimo di importo (ora 2,8 volte l’assegno sociale) per l’accesso alla pensione anticipata; a valorizzare e a tutelare il lavoro di cura a fini previdenziali; a valutare la possibilità di differenziare o a superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita nell’ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l’aggancio alla speranza di vita. Poi, sempre in tale nuova fase annunciata c’è l’oggetto misterioso della “pensione contributiva di garanzia”, che dovrebbe, nelle intenzioni, “mettere in sicurezza” l’avvenire pensionistico dei giovani.

Le circostanze hanno voluto che il secondo tempo del negoziato si aprisse alla luce di due importanti documenti che hanno affrontato il tema delle pensioni e più in generale del welfare, lanciando - per chi è responsabilmente attento a recepirlo - un segnale d’allarme sull’andamento dei conti dell’Inps che è ormai divenuto l’asso pigliatutto del nostro sistema di sicurezza sociale (con la sola esclusione della sanità e dell’assicurazione contro gli infortuni su lavoro e le malattie professionali). Si tratta della Relazione istituzionale al Parlamento sull’Inps della Corte dei Conti e il Rapporto n. 4 sul Bilancio del sistema previdenziale italiano a cura di Itinerari previdenziali, il Centro di studi e ricerche promosso da Alberto Brambilla.

Sia la Relazione che il Rapporto analizzano il bilancio consuntivo del 2015 che è, allo stato degli atti, il solo documento a cui sia possibile riferirsi, visto il calendario delle scadenze per la predisposizione dei bilanci preventivi e consuntivi. Il risultato economico d’esercizio (il saldo tra il dare e l’avere dell’anno) è negativo per 16,3 miliardi di euro (contro il -12,5 miliardi del 2014). La situazione patrimoniale netta (ovvero la somma algebrica della sequenza storica degli avanzi e dei disavanzi) ha ancora il segno positivo per 5,8 miliardi. Andando a verificare gli andamenti dei fondi e delle gestioni più importanti scopriamo che il Fondo lavoratori dipendenti ha un passivo di 0,57 miliardi a cui si aggiunge il “rosso” per 8 miliardi degli ex fondi speciali (elettrici, trasporto locale, telefonici) e dell’ex Inpdai (dirigenti di imprese industriali), mentre le gestioni dei lavoratori autonomi (coltivatori, artigiani e commercianti) presentano un disavanzo complessivo di poco inferiore a 13 miliardi. L’ex Inpdap (la gestione della previdenza del pubblico impiego) ha un disavanzo, nell’anno in esame, di 4,4 miliardi; la situazione patrimoniale è negativa per 5,7 miliardi. L’avanzo più consistente (7,5 miliardi) è quello della Gestione separata, per un fatto molto semplice: essendo stato istituito nel 1996, ha più iscritti che pensionati.